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Approfondimenti
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STORIA DEL KRABI KRABONG
E ARMI IN USO
Mi sembra giusto ora fare un escursione di carattere storico,
per raccontarvi come è nata una disciplina come questa.
Come ben sapete tutti, l' uomo conosce le armi fin dai più
antichi tempi, perchè le armi sono strumenti indispensabili
per procacciarsi cibo e per difendersi dagli animali feroci.
La loro storia ha origine sopratutto da quando l'uomo ha cominciato
a conoscere e ad usare i materiali duri che trovava in natura
e quindi variano da un posto all'altro, sia per la materia di
cui sono composte e sia per la forma e le caratteristiche.
Quando l'uomo raggiunse uno sviluppo intellettuale superiore,
cominciò a differenziarsi gradualmente, oltre che nell'artigianato
e nell'industria, anche nel forgiare le armi, affinchè
rispondessero sempre meglio alle sue necessità di difesa
ed offesa.
Con l'andare del tempo l'uomo si stancò della vita nomade
e cercò di stabilirsi in un luogo fisso dove allevare
gli animali e coltivare campi, migliorando il tenore di vita
e tranquillizzandosi.
Per consolidare questa nuova vita stanziale l'uomo incoraggiò
i suoi parenti, amici e conoscenti a fare altrettanto.
Lo stabilirsi in "gruppi" o tribù, aumentò
la sua sicurezza, ma nello stesso tempo, altri uomini dediti
ancora alla vita nomade, iniziarono a vivere razziando i stanziali,
con grave pericolo e disagio di questi ultimi.
La guerra a quei tempi avveniva molto spesso dunque e facilmente,
sopravviveva allo scontro il più forte e non vi era altra
giustizia di quella che il vincitore imponeva ai vinti.
Nacque così la figura del guerriero professionista che
nell'antichità doveva possedere tre virtù degne
di essere ricordate:
1) Doveva essere coraggioso in modo eroico e non doveva temere
di affrontare qualsiasi pericolo.
2) Doveva avere una corporatura robusta, i nervi ed i muscoli
d'acciaio.
3) Doveva conoscere perfettamente l'Arte Marziale e quindi anche
la tecnica della lotta a mani nude.
Per migliorare le doti dei punti 1) e 2) egli si sforzava fin
da bambino di acquisirle come elementi naturali e in quanto
all'istruzione e alla pratica del terzo punto, era una cosa
che una volta iniziata durava tutta la sua vita.
Circa 4000 anni fa, gli AI LAO (come i tailandesi venivano chiamati
dai cinesi), si stabilirono nel centro - ovest asiatico dopo
aver combattuto per " aprirsi la strada " dal continente
indiano.
La loro federazione di regni crebbe e fiorì fino al 200
D.C., quando la dinastia Han della Cina cominciò la sua
guerra di espansione. Gli Ai Lao, notevolmente maggiori di numero,
riuscirono a contenere l'ondata di espansione, principalmente
grazie alla loro grande abilità con le armi.
Alla fine, il maggior numero di Cinesi, ebbe la meglio e gli
Ai Lao divennero vassalli dell'impero Szechuan. Piuttosto che
vivere sotto le regole cinesi, molte tribù gradualmente
migrarono al sud, nelle foreste e nelle giungle del Sud - Est
Asiatico.
Il primo leggendario esperto marziale thailandese, fu il Principe
Naresuan, che trascorse la sua giovinezza studiando l'Arte della
Guerra, mentre veniva allevato e cresciuto come ostaggio alla
corte dei Birmani, convinti che un giorno il giovane thailandese
sarebbe stato loro fedele vassallo.
Egli aveva appreso l'uso di tutte le armi bianche e della lotta
a mani nude.
Per esempio questo sovrano non solo era un esperto nell'uso
dell'alabarda, con la quale uccise il principe Birmano invasore,
a dorso di un elefante, ma eccelleva anche nell'uso della spada,
con la quale lottò ed uccise poi un altro principe birmano
ancora. Come accennato in precedenza, egli fu ostaggio in Birmania
per ben nove anni e si era fatto dunque le ossa, tra le più
dure ed aspre lotte della vita. Se suo padre, il re Mahà
Thammaracià, avesse fatto il furbo, egli come ritorsione
sarebbe stato ucciso subito. A sedici anni aveva già
dimostrato doti strategiche ed un abilità nel Krabi Krabong
eccellenti, così suo padre chiese al re della Birmania
di riaverlo con lui, offrendo in cambio la principessa sua figlia
Suphà Thevì al suo posto. Il principe Birmano,
con il quale Naresuan era cresciuto, covava un invidia terribile
nei suoi confronti e si sentiva offeso ed umiliato dalla magnifica
abilità che egli possedeva in ogni materia di studio.
Si narra che un giorno i due principi avessero scommesso sul
combattimento tra due galli (sport cruento tuttora diffusissimo)
e che il gallo di Naresuan avesse battuto quello di Ming Kassavà.
Questi allora, sdegnato disse con disprezzo a Naresuan: "Solo
un gallo vassallo può essere tanto sfacciato!".
Al che di ripicca Naresuan rispose: "Il mio gallo è
capace di combattere non solo per una stupida scommessa, ma
anche per la conquista di un regno!". La frase era troppo
allusiva e fu naturalmente dal principe ereditario riferita
al padre che, da allora in poi, cominciò non solo a sospettare,
ma anche a diffidare di Naresuan. E lo dimostrò con la
immediata preparazione di un potente esercito, per attaccare
Ayutthia, allorchè se ne presentasse la necessità.
Di Naresuan, il leggendario Principe Nero, si narrano ancora
molti altri episodi sul suo coraggio e prontezza d'azione. Una
volta ad esempio, recandosi a fare visita a sua madre in Ayutthia,
ebbe l'occasione di conoscere un nobile cambogiano che aveva
chiesto asilo politico al re, suo padre, e si era stabilito
nella capitale. Ma in realtà non era un perseguitato
politico, bensì una spia al soldo del re della Cambogia.
E infatti, un giorno, Naresuan lo vide fuggire su di una giunca
cinese. Intuì allora subito la verità e, raccolto
un pugno di uomini, saltò su di una barca reale e si
mise all'inseguimento del fuggiasco. Raggiuntolo, imbracciò
il fucile e gli sparò; disgraziatamente la canna della
sua arma scoppiò e stava a sua volta per essere preso
di mira dal cambogiano, quando il fratello Eka Thotsarot, che
era accorso con lui, fece a tempo a metterlo al riparo dal colpo
che lo avrebbe raggiunto in pieno petto. La giunca nel frattempo
guadagnava tempo e, giunta alla foce del fiume Chao Phraya,
spiegò le vele e si dileguò in alto mare. Naresuan,
non potendo con la sua piccola barca affrontare i marosi, dovette
a malincuore far ritorno ad Ayutthia. Un altra volta i Cambogiani
fecero una delle solite sortite fuori dai loro confini, per
saccheggiare le città thai e portarne via gli abitanti
come schiavi. Naresuan, saputolo, intervenne rapidamente con
tremila uomini, inviandone cinquecento in avanscoperta, allo
scopo di tendere un agguato ai cambogiani. Questi, infatti,
quando giunsero, si trovarono inavvertitamente attaccati di
fronte e alle spalle; pochissimi furono i sopravvissuti.
Ma l'apoteosi di Naresuan doveva ancora arrivare. Mentre accadevano
questi eventi, in Birmania il principe Ming Kassavà,
aveva sposato alcune principesse di stati vassalli e le maltrattava.
Una di queste fu colpita con un pugno così forte che
ebbe un emoraggia al naso, così raccolse il sangue in
un fazzoletto e lo inviò al padre come prova lampante
dei maltrattamenti ai quali era sottoposta alla corte birmana.
Il re di Ava, addolorato e giustamente adirato, si dichiarò
libero dal vassallaggio e, ottenuto l'appoggio degli stati Shan,
scrisse lettere anche a tutti gli altri governanti chiedendo
loro di unirsi a lui contro il re della Birmania. Gli altri
stati rifiutarono l'invito, ma non il principe Naresuan che
partì con un esercito.
Il principe birmano, che covava un odio implacabile contro Naresuan,
saputolo inviò due generali con i loro eserciti a fargli
le feste, ossia di attaccarlo alle spalle e distruggerlo. Ma
per fortuna, i due generali appartenevano alla stirpe Mon, avevano
avuto un passato glorioso ed erano successivamente stati sopraffatti
dai birmani e ridotti in schiavitù dall'attuale dinastia
regnante, perciò odiavano il loro re ed il principe ereditario,
mentre simpatizzavano per il coraggioso Naresuan, che avevano
già avuto modo di conoscere durante la sua lunga permanenza
presso la corte birmana.
Prima di partire essi vollero dunque chiedere un consiglio al
loro maestro, abate di un tempio, il quale consigliò
loro di non eseguire gli ordini ricevuti, perchè Naresuan
non aveva commesso alcun male e perciò non meritava alcun
castigo. Filosofia spicciola, ma sublime del buddhismo. Poi
tutti e tre andarono segretamente ad avvisare Naresuan, che
nel frattempo era giunto nella città di Muang Khreng
la quale, per ulteriore fortuna e coincidenza, apparteneva ai
Mon suoi sostenitori. Egli, grato ai suoi amici Mon ed indignato
per il perfido complotto ordito da Ming Kassavà, adunò
il consiglio della città e, dopo aver esposto i fatti,
dichiarò apertamente di volersi staccare dalla Birmania
e riscattare nuovamente la libertà e l'indipendenza per
la sua nazione.
Entrato quindi nella capitale birmana, senza colpo ferire, raccolse
tutti i prigionieri thai ancora superstiti e li invitò
a far ritorno con lui in patria.
Il principe Ming Kassavà, sconcertato e sorpreso dalla
fulminea svolta degli eventi, non riuscì ad intervenire
tempestivamente e, abbandonato dai suoi due generali, non si
sentì di affrontare il nemico da solo e preparò
con calma un esercito numerosissimo.
Naresuan cercò di coalizzare le città del nord,
per avere più uomini, ma quando i governatori di Sukhothai
e di Phi Chai, per paura rifiutarono, fece un giretto dalle
loro parti e presili, li fece decapitare. Democratica soluzione
del problema!
Potè così riavere in pugno tutte le città
del nord della Thailandia e tutte decise a combattere con lui
i birmani.
Malgrado tutti questi sforzi, di uomini validi ce n'erano rimasti
davvero pochi e, per quanto i thai rispondessero ai suoi appelli,
non potè raccogliere più di 10.000 uomini atti
alle armi. Mentre sapeva benissimo che l'armata birmana era
formata da un contingente che era ben tredici volte superiore
al suo. Naresuan tuttavia non si perse d'animo e, forte della
sua audacia e incrollabile fiducia nella vittoria, ma sopratutto
sorretto dalla sua profonda conoscenza del nemico, non desistette
dall'impresa e puntò tutto sulla qualità della
preparazione marziale nel Krabi Krabong dei suoi uomini.
Naresuan curò personalmente l'addestramento fisico e
morale dei suoi pochi guerrieri, con una durissima ma umana
disciplina, dando lui stesso esempio di abnegazione, ordine,
puntualità e spirito d'ardimento, buttandosi sempre per
primo dove la battaglia infuriava con più forza. Si guadagnò
così in breve tempo, la piena fiducia e tutta la stima
dei suoi soldati, dai più umili fanti ai generali, tramutando
dei pavidi uomini ancora terrorizzati dalle efferate brutalità
e rappresaglie dei birmani, in autentici "Terminator"
sprezzanti di ogni pericolo. I suoi soldati lo idolatravano
e non combattevano più, come i birmani, da mercenari
per il bottino o il saccheggio, ma per la patria e l'onore del
loro valoroso capo. Il loro morale era sempre alto, anche nelle
più dure prove, e sempre ferma la loro fiducia di poter
vincere il nemico, perchè tale era la loro preparazione
nel Krabi Krabong e ferrea la volontà del loro comandante.
I Thai, ora, non erano più solo dei corpi, erano anche
e sopratutto degli spiriti e lo spirito alla fine è sempre
destinato a vincere e dominare la materia. Infatti, dopo aver
contenuto e respinto le cinque poderose invasioni tentate dai
birmani, Naresuan e i suoi fedeli e coraggiosi thai, passarono
all'attacco del nemico e con tale impeto da prendere il sopravvento,
annientare l'enorme armata dei nemici e soggiogarne la nazione.
L'ultima grande battaglia si svolse nella provincia di Suphan
Buri, nella piana di Nong Sarai. Qui il neo Re Naresuan corse
il più grande pericolo di tutte le precedenti battaglie
e spericolate imprese.
Il suo elefante, infatti, e quello del fratello Eka Thotsarot,
improvvisamente adombratisi, uscirono precipitosamente dallo
schieramento thai e si avvicinarono pericolosamente da soli
verso le file dei birmani, proprio sotto gli occhi del principe
Ming Kassavà che avrebbe potuto farli circondare e catturare
dai suoi uomini, se proprio in quel preciso istante, il Re Naresuan
non avesse avuto l'istintiva e fulminea presenza di spirito,
di sfidare a singolar tenzone il suo rivale birmano. Il principe
Ming Kassavà fu così fottuto. Infatti, secondo
le leggi della cavalleria e dell'onore militare, egli non potè
rifiutare il duello, ne scagliare i suoi uomini contro il re
thai, senza coprirsi di infamia. Accettò dunque la sfida
e ordinò ai suoi uomini di farsi largo.
Il principe birmano ed il re thai, si affrontarono con l'alabarda,
dal dorso dei reciproci elefanti, ma quanto a destrezza non
c'erano paragoni e dopo due secondi tutto era già finito.
Secondo i dettami del Krabi Krabong, re Naresuan lo aveva subito
ingaggiato con una serie violentissima e rapidissima di colpi,
uccidendolo quasi all'istante.
A tale vista i birmani si buttarono sui due fratelli decisi
ad abbatterli o a farli prigionieri, ma i Thai, ripresisi dalla
momentanea sorpresa, si lanciarono precipitosamente nella mischia,
sbaragliarono completamente la compagine nemica e la misero
in rotta. Ai Birmani non rimase altro che una precipitosa fuga,
per sganciarsi dai Thai, e mettersi in salvo oltre i confini.
Sul luogo del memorabile duello, fu cavallerescamente fatto
erigere da Naresuan, un monumento a ricordo dello sfigatissimo
principe birmano contro il quale si era misurato.
Fu il Sovrano Naresuan a modificare la boxe siamese completandola
e conformandola all'uso delle armi. Il Principe Naresuan, chiamato
"Principe Nero" creò duetti ed esercizi di
combattimento, organizzò competizioni di Boxe Thai ed
esercizi di combattimento a larga scala per aumentare il coraggio,
la resistenza e la forza, insegnando contemporaneamente la scienza
della guerra alla gente.
Dallo studio delle armi corte (Krabi) e delle armi lunghe (Krabong)
nacque il nome della disciplina.
La Muay Thai o Boxe Tailandese si sviluppò molto a causa
dell'eccessivo numero di guerrieri che venivano uccisi o feriti
durante l'addestramento con le armi, inoltre essa completava
tale addestramento fornendo al lottatore un panorama vasto e
completo delle sue possibilità di difendersi con o senza
armi.
E sebbene la Boxe Thailandese tradizionale sia effettivamente
una specialità devastante, ad essa manca la spietata
e mortale efficienza del Krabi Krabong. Il Principe Nero morì
attorno al 1590, mentre conduceva un'ennesima armata vittoriosa
contro i birmani.
In un capitolo del libro "I tre Regni" Khao Phu lottò
con Macico davanti il Re Ciò; Macico lotta con la lancia,
Khao Phu con l'alabarda. Essi combattono a singolar tenzone
con le armi di cui sono esperti per ben 230 tornei.
Ad un certo punto Khao Phu si arrabbia e sferra un colpo micidiale
con l'alabarda, Macico si scansa e a sua volta sferra un colpo
di lancia che colpisce Khao Phu al petto, Khao Phu allora getta
lontano la sua alabarda e afferra la lancia di Macico; i due
contendenti tirano la lancia ognuno dalla sua parte fino a che
questa non si spezza in due tronconi e i due guerrieri imperterriti
continuano la lotta con i due pezzi di lancia.
Questo dimostra come i due valorosi guerrieri fossero abilissimi
sia nell'uso delle armi lunghe che in quelle corte.
Nel libro Inao Kaman Kuning lotta contro il generale Raden Montri
a corpo a corpo. I due generali sono abilissimi nell'uso di
varie armi e sono pronti ad affrontarsi all'ultimo sangue.
Cominciano con la spada a cavallo, ma vedendo che non riuscivano
a prevalere l'uno sull'altro, scesero da cavallo e continuarono
la lotta a piedi con la sciabola, esaurendo tutte le mosse di
attacco e difesa. Ambo le parti attaccano e si difendono egregiamente
senza venire ad una conclusione, e allora passano all'uso del
pugnale. Questa sarà l'ultima arma con la quale Raden
Montri riesce a battere l'avversario Kaman Kuning.
Questi due episodi della letteratura Thai dimostrano come tutti
i guerrieri fossero abili nell'uso di varie armi.
Grazie al Principe Narsuan le arti marziali si diffusero tra
la popolazione che le apprese benissimo trasformandole, di fatto,
in tradizioni coltivate da tutti, tanto più che le invasioni
da parte dei popoli limitrofi erano frequenti e di volta in
volta, sia contadini sia operai, guerrieri professionisti, donne
e ragazzi, si ritrovavano a dover respingere di volta in volta
Birmani, Cinesi, Laotiani o Vietnamiti.
Tutti in casa tenevano le loro armi, generalmente di ottima
fattura e quotidianamente si addestravano, cosi che in caso
di invasione la nazione non doveva perdere tempo ad istruire
la gente, ma bastava solamente organizzarla in gruppi. L'Arte
della Guerra era una dote naturale che si portavano da casa
e la maestria era cosa comune.
Il motivo poi per il quale la Nazione in quel tempo aveva molta
fiducia nell'abilità dell'uso delle armi dei suoi soldati,
era dovuto al fatto che tutta questa gente aveva ricevuto un
validissima istruzione anche da parte dei numerosissimi maestri
d'armi, schermitori formidabili e sempre pronti ad affrontare
ed uccidere il nemico.
Inoltre avevano piena fiducia nelle loro armi, che erano fatte
del metallo più duro e resistente possibile, forgiato
con metodi simili a quelli in uso presso i giapponesi. Le Armi
dunque non si spezzavano, non sfuggivano di mano, erano ben
studiate e bilanciate.
Questi Maestri che a quel tempo abbondavano erano inoltre decisi
a perpetuare questa loro arte affidandola alle nuove leve di
giovani, come una sacra eredità da conservare pura nella
sua tremenda efficacia, fino ai giorni nostri.
Per esercitarsi e perfezionarsi nell'uso delle armi e della
lotta a mani nude, vi sono tre regole fondamentali da seguire:
1) Migliorare sempre il coraggio dello spirito e sviluppare
una ferrea determinazione,così da non temere di dover
affrontare nessun pericolo.
2) Irrobustire il corpo, la volontà, anche attraverso
la meditazione e pratiche esoteriche, in modo che siano sempre
saldi e pronti ad affrontare tutti i pericoli e le difficoltà
della guerra.
3) Migliorare la propria cultura nel Krabi Krabong, sopratutto
nella parte che riguarda la lotta individuale disarmata.
Questi tre punti sono la base generale di tutti i popoli, per
una seria preparazione alla guerra.
Al giorno d'oggi è difficile trovare un'Arte Marziale
tanto utile nella preparazione alla guerra quanto il Krabi Krabong.
Nelle arti cinesi il combattimento libero con le armi è
scomparso lasciando solamente delle forme e dei combattimenti
prestabiliti, così elaborati, stilizzati ed esteticizzati
da essere perfettamente inutili ai fini del combattimento reale
con esse.
In pratica non è che paccotiglia bella da vedersi, ma
frutto di una politica tesa alla concettualizzazione dell'arte
marziale, così che mai possa diventare un giorno strumento
di pericolosa sovversione dello Stato Comunista.
In Thailandia, grazie ad una politica liberal - tradizionalista
questo tipo di subdolo degradamento non è avvenuto, anzi
rimane la tendenza a mantenere quanto più vera e coerente
possibile , la pratica delle Arti Marziali Tradizionali.
E' così che è nata e si mantiene alta la fama
dei Thailandesi come i più forti lottatori al mondo di
Arti Marziali. Finora nessuno è mai riuscito a sconfiggerli
e quanti praticanti di Karate, Tae Kwon Do, Wu Shù moderno
si sono cimentati in duelli, ne sono sempre usciti sconfitti
e mal conci. In pratica non si sa con certezza quando abbia
avuto origine il Krabi Krabong, chi lo abbia inventato, giacchè
non abbiamo nessuna fonte storica precisa. Da questo possiamo
dedurre che i Maestri d'armi imparavano e insegnavano con la
pratica, senza preoccuparsi minimamente della teoria, di cui
non ci hanno lasciato traccia.
Poichè il popolo Thai è da sempre stato una razza
guerriera fin dall'antichità, ed essendo il Krabi Krabong
il più importante degli esercizi marziali, è logico
ritenere che sì antichissimo, almeno quanto la stessa
razza che, è giusto ricordare non è mai stata
dominata da alcun popolo straniero, nemmeno dai cinesi con i
quali vi furono solamente influenze culturali e commerciali.
Possiamo ritenere come punto storico certo, il periodo del 2°
Regno Ciakri di Bangkok, poichè Sua Maestà il
Re Rama II stesso ne parla nel libro di Inao dal quale riporto
il seguente brano: "In quel tempo il Re Màn Jà
Kida - Lan fu felice di vedere Inao che era venuto a trovarlo
e gli disse: -Ho sentito che sei molto abile nella scherma del
Krabi, perciò ti pregherei di darmene una dimostrazione:
allora il capo dei funzionari che si chiamava Kida - Ian, ordinò
di chiamare alcune coppie di duellanti, per questa dimostrazione
-".
Da questo racconto possiamo arguire che il Krabi Krabong era
già conosciuto da tanto tempo.
Più tardi durante il regno del Re Rama III, il poeta
Sunthonphu scrisse il poema dei due Principi fratelli Aphài
Mani e Sisuwàn e narra che vanno a congedarsi dal Re
padre, per andare nella foresta in cerca del Maestro che allora
era chiamato Thisapamok, secondo la consuetudine di quel tempo.
Trovato il Maestro, essi appresero ognuno un sistema di lotta
diverso dall'altro; come si può capire dal seguente brano:
Ban Cianta Kham Phram Phrùt Tha: "Dopo di aver camminato
per 15 giorni giunsero in un paese dove c'era il Maestro Thisapamòk.
Uno divenne molto abile nel suonare il flauto al punto che chi
l'ascoltava perdeva i sensi, l'altro era abile con le armi".
In seguito durante il regno di Rama IV, al Re piacque tanto
il Krabi Krabong che inviò i figli a studiare quell'arte
marziale fino a farli diventare maestri.
Nel 2409 dell'Era Buddhista , ossia nel nostro 1866 ci fu la
cerimonia di ingresso nella Pagoda del Buddha di Smeraldo, del
Principe Ereditario Ciulalongkorn come aspirante bonzo.
Ebbene subito dopo la cerimonia il Rè obbligò
il principe a rivestire gli abiti principeschi e ad assistere
a una dimostrazione di Krabi Krabong con tutte le armi tradizionali,
nessuna esclusa.
Tutti i figli del Re Rama IV divennero Maestri esperti di Krabi
Krabong e lui stesso lo praticò assiduamente durante
tutto il suo regno. Il Re stesso Phrabat Somdet Phraciula Ciom
Klao studiò e praticò ad altissimo livello sia
il Krabi Krabong sia il Muay Thai sotto la guida del Maestro
di corte Phon Jotha Nujot, organizzò tornei nazionali,
invitò presso il suo palazzo i migliori Maestri del paese
e divulgò l'arte tra la gente fino a farla diventare
la più importante delle discipline ufficialmente riconosciute.
Oggi queste discipline, del Krabi Krabong e della Muay Thai
sono non solo attività di massa, ma anche materia di
studio obbligatoria nelle scuole di ogni ordine e grado.
Nonostante il livello tecnico sia molto elevato, sebbene le
spade utilizzate oggi non siano più in acciaio (salvo
rari casi), ma in bambù e gomma, ancora molti sono ogni
anno i morti ed i feriti che risultano dalla durezza estrema
degli allenamenti e dei combattimenti con le armi. Analoga è
la situazione per il pugilato Muay Thai ove, nonostante i guantoni
pesanti, ancora è facile morire sotto i micidiali colpi
che vengono inferti senza controllo a massima potenza ed a contatto
totale. Il Krabi Krabong ha molte doti che però possiamo
riassumere in 5 punti principali:
1) Esso è un sistema di attacco e di difesa efficacissimo
perchè, fin dall'antichità è stata una
scienza e una tecnica propria dei guerrieri. Per esempio nel
libro DIANG PHA' MA'T o nel racconto THAO SI CIU appare chiaro
che. " L'uomo è sopratutto dotato di intelletto
e inoltre studia le varie scienze, e i guerrieri in particolare
studiano le Arti Marziali e quindi sia il modo di cavalcare
l'elefante e il cavallo che il Krabi Krabong così da
saper usare lo scudo lungo o rotondo, la sciabola corta, il
Kriss e il modo di parare le frecce e l'uso di tutte le altre
armi". Con l'avvento delle armi da fuoco il Krabi Krabong
non scomparve come si poteva supporre, poichè esaurite
le munizioni o inceppata l'arma, ancora oggi l'esercito thailandese
combatte a corpo a corpo con le armi bianche e con il Mae Mai
Muay Thai. Inoltre la tecnica del Krabi Krabong è un
ottimo mezzo di difesa nella vita pratica di tutti i giorni.
Se infatti un nemico ci assale, noi possiamo subito far uso
e mettere in pratica le norme di questa tecnica che conosciamo
già, per difenderci in vari modi: o assorbendo i colpi
pesanti scaricandone la forza per poi ritorcerla contro, o evadendo
schiettamente l'avversario per poi abbatterlo in modo esplosivo
e repentino.
Per esempio se l'avversario è armato di coltello o bastone
corto, manganello, e noi abbiamo solamente un altro bastone,
anche se più corto, ma siamo istruiti nel Krabi Krabong,
possiamo difenderci senza grossi problemi, se poi il nemico
non conosce questa disciplina, può tranquillamente considerarsi
un "Dead Man Walking": un uomo morto che cammina.
Anche se avesse armi migliori delle nostre non potrebbe resistere
al confronto, anzi le sue stesse armi potrebbero diventare più
pericolose per lui, che per noi.
Nessuno può negare dunque che chi conosce bene il Krabi
Krabong trovi sempre il modo di vincere sempre il suo avversario,
se avvenisse il contrario, dicono i thai, sarebbe più
che evidente che questa tecnica sarebbe scomparsa da tanto tempo.
2) Il Krabi Krabong è un'educazione fisica e mentale
completa, di alta qualità poichè interessa l'intero
corpo umano senza tralasciare alcun gruppo muscolare. Può
essere molto pericoloso se una persona trascura di studiarlo
nel modo corretto e non si allena assiduamente. Questa Arte
Marziale si confà a gente guerriera che ama la lotta
e il rischio, desidera vedere, imparare e conoscere se stessa.
Questa disciplina inoltre, merita di essere incoraggiata e sostenuta
perchè fa uso di mezzi semplici e durevoli, che non devono
essere cambiati spesso.
E infine è facile trovare un posto dove esercitarsi o
esibirsi, che non deve essere grande, possono bastare anche
i dintorni della propria casa.
3) Il Krabi Krabong. è una vera Arte Marziale Guerriera,
che rafforza la volontà e la determinazione in modo eccellente,
perchè sviluppa il coraggio, la sopportazione di ogni
difficoltà. A maggior ragione, dal momento che, chi pratica
questa specialità si esercita e combatte senza indossare
protezioni o altri oggetti per la difesa, anche minimi.
I colpi non hanno parti vietate sul corpo dell'avversario che,
così, può venire percosso da ogni angolazione
possibile. Si può infatti colpire con tutta libertà
ed a proprio agio.
E' necessario conoscere anche il Mae Mai Muay Thai o pugilato
totale, poichè oltre ad usare le armi, si ha la libertà
anche di colpire il nemico con calci, pugni, ginocchia, gomiti,
testa, spalle ed utilizzare anche leve, proiezioni, strangolamenti,
immobilizzazioni e lotta a terra.
Ciò comporta che chi riceve i colpi e si lascia colpire
in qualche parte del corpo, ne noterà i segni amaramente,
che si manifesteranno in gonfiori, lividi, tagli e qualche volta
anche in ferite di una certa gravità o rotture.
Avere la forza di sopportazione in questa maniera è degno
della più alta ammirazione. Ecco perchè i Thailandesi
custodiscono con orgoglio e gelosia queste tradizioni che i
loro antenati hanno trasmesso con fermezza diamantina pari a
nessuno. Concordi come fossero una sola persona ritengono il
Krabi Krabong arte di efficacia assoluta da non modificare o
trascurare per nessun motivo. Per questa ragione essi accettano
sempre di misurarsi a mani nude o con le armi contro chiunque
lanci loro una sfida, e sempre ne sono usciti vittoriosi.
Quest'Arte Marziale è come un coltello a doppio taglio.
Se la si usa nel modo giusto si ha la vittoria assicurata; se
la si usa nel modo sbagliato si può anche perdere. Ecco
perchè tutti i Maestri quando insegnano quest'Arte agli
allievi devono istruirli con la massima durezza e severità,
perfettamente; così facendo essi non lasciano che quest'Arte
venga appresa in modo sbagliato in modo da infangare ed umiliare
il prestigio della loro disciplina e mettere inoltre in pericolo
anche la vita dei praticanti.
4) Il Krabi Krabong è anche una ginnastica che, come
accennato, esercita tutte le membra del corpo ad essere sempre
forti, agili nell'espletamento di ogni azione e vigili, come
il cervello per la prontezza dei riflessi, la vista e l'udito
nella percezione dei segnali da trasmettere alle membra e la
risposta di queste ad ogni provocazione per la difesa o l'attacco.
5) Il Krabi Krabong è rimasto sicuramente una delle ultime
vere Arti Guerriere del Sud Est Asiatico, ha mantenuto inalterata
la sua mortale efficacia, dispone di una particolare tecnica
pedagogica per portare l'individuo ad esprimere liberamente
se stesso attraverso un processo di auto consapevolezza e, nel
fatto di non essere mai scesa a nessun compromesso nè
di aver ceduto ad alcuna forma di business, sta l'inalterata
e mortale efficacia di questa stupenda e pericolosa disciplina.
Vera scienza di difesa e di attacco Thai che ha saputo scartare
tutto ciò che non era strettamente funzionale, a costo
di sacrificare il suo lato estetico, per non rinunciare alla
sua efficacia. Arte dunque da coltivare e tramandare come ultimo
patrimonio vergine nel oramai scaduto panorama delle Arti Marziali
più conosciute, oramai irrimediabilmente smarrite, trasformate
in sport di massa ad uso e consumo di tutti.
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dello Stemma della Scuola di Krabi Krabong Sam Nak Dab Srtitrairat
LE ARMI DEL KRABI KRABONG
L'armamento dei Thai fin dall'antichità consisteva in
armi per tagliare o infilzare che erano in dotazione a tutti
i soldati e cioè: Sciabola, Spada, Coltello a due punte,
Lancia, Picca, Alabarda, Armi da lancio in generale, Bastoni
lunghi e corti, Coltello Khukry, Pugnale Kriss; come armi di
difesa avevano lo scudo curvato come un coppo o a corteccia
d'albero, lo scudo piatto e lo scudo rotondo.
I Thai chiamano queste armi KHRU'ANG MAI e le dividono in due
gruppi:
1) KHRU'ANG MAI RAM (K.M.R.)
2) KHRU'ANG MAI TI (K.M.T.)
1) KHRU'ANG MAI RAM (K.M.R.)
Le K.M.R. sono il Krabi Krabong che hanno dedotto (riprodotto)
da armi vere e proprie,ma non esattamente perchè, curandone
la bellezza le hanno modificate in forme diverse e, nello stesso
tempo le hanno indebolite, per cui quando si usano bisogna stare
attenti a non dare dei colpi troppo forti, altrimenti si corre
il rischio di romperle; sono per lo più armi cerimoniali.
2) KHRU'ANG MAI TI (K.M.T.)
Anche le K.M.T. sono derivate da armi vere e proprie, ma ne
hanno solamente la somiglianza, nella sostanza infatti sono
più leggere, più dure e forti per cui non si rompono
facilmente e durano più a lungo.
Se infatti non si impiega del materiale adeguato, come si è
detto, oltre che a deteriorarsi, spesso possono essere di pericolo
a chi le usa nella lotta.
MID SAN: IL COLTELLO
Nella pratica del Krabi Krabong vengono studiati tre tipi di
coltello: il Kriss Pattani (Krish o Krid in lingua Thai), dal
none della provincia nella quale venivano fabbricati i migliori
di questo tipo, è un coltello cerimoniale dalla classica
foggia a raggio di sole, che viene impiegato per lo più
per attacchi di punta ed è diffusissimo tra la popolazione
mussulmana che vive nel sud del paese. Molto diffuso in Malesia
e Indonesia, le ferite che produce sono difficilmente rimarginabili,
tuttavia la tecnica d'uso è tutto sommato abbastanza
semplice e facilmente contrastabile.
Il Khukri, coltello tipico del Nepal, ma diffusissimo in tutto
il sud - est asiatico, dalla classica linea curvata in avanti,
viene usato con movimenti di polso circolari ed è molto,
ma molto più letale del Kriss. Il peso, la rastamatura
sbilanciata in avanti e il filo tremendo della lama, gli permettono
di mozzare e decapitare facilmente arti o teste, le ferite che
produce sono profonde e portano comunque alla morte per dissanguamento
rapidamente. E' questo il coltello più amato dai praticanti
di Krabi Krabong, nella versione thai del coltello è
stata modificata la punta facendola ad "unghia"rivolta
all'insù, così da poterlo impiegare anche per
attacchi di punta, molto più difficili da eseguirsi diversamente,
con la versione "Nepalese". Il manico è fatto
di legno o di corno di bufalo, osso o avorio, in genere è
abbinato a due mini coltelli da fodero; uno è per affilare
l'arma, l'altro serve per scuoiare. Il Khukri non fu usato solamente
per il combattimento, si può infatti usare per disboscare,
per tagliare legna da ardere e per altri lavori domestici. Durante
la seconda guerra mondiale, un fuciliere Thaman Gurung, da solo,
si avvicinò furtivamente di notte al campo dei tedeschi
e li decapitò silenziosamente. L'effetto sul morale tedesco
fu devastante. Questi tipi di coltello possono essere di svariate
dimensioni, il classico utilizzato dalle forze speciali thai,
simbolo come per i Gurkha di ferocia senza pari, è lungo
circa 45 cm.
Adottato dai reparti dei Gurkha dell'esercito Inglese, si vede
spessissimo anche nell'equipaggiamento dei Royal Para Commando
Thailandesi, gli stessi per inciso che vengono addestrati dal
mio Maestro. Inutile aggiungere che è, anche per me,
il coltello più amato! Nella scuola thai si impara anche
a duellare impugnandone due, uno per mano. Molto probabilmente
è una derivazione dell'antico pugnale greco chiamato
"Copis", importato dalle truppe di Alessandro Magno
durante la sua conquista dell'India.
Il terzo tipo di coltello è il Kabar, chiamato anche
Camillus che, al di la del nome apparentemente esotico, è
un classico coltello da sopravvivenza e combattimento simile
a quelli in vendita in tutti i negozi in stile Rambo. Il Kabar
originale aveva il manico composto in cerchietti di cuoio sovrapposti
e la sua lama, di fattura semplice, era tuttavia robusta e si
prestava ad attacchi sia di punta che di taglio.
Ci sono cose che mi sembra doveroso dire circa il coltello.
Il coltello in generale offre ad un delinquente molte opportunità;
non richiede porto d'arma (soprattutto se non supera le quattro
dita di lunghezza), è facilmente occultabile, può
indifferentemente sfregiare, ferire od uccidere. Inoltre è
un arma della quale possiamo disfarci facilmente; non è
registrata e non lascia tracce che permettono di risalire al
suo possessore.
Coltello è poi un termine generico, in realtà
ve ne sono decine e decine di tipi e fogge diversi, con funzioni
e per gli scopi più disparati. In genere la foggia del
coltello ne determina anche il modo d'uso e ci suggerisce quali
ne sono i limiti d'impiego. Sostanzialmente troviamo il coltello
propriamente chiamato ad un solo filo, il pugnale, che invece
è a doppio filo ed è oltretutto proibito per legge
perchè considerato arma da guerra e poi una svariata
moltitudine di temperini a loro volta suddivisi in varie classi
come quelli a serramanico, a scatto, gli skinner ecc….
Ognuno di essi presenta specifiche tipiche d'impiego in combattimento.
Essere esperti in combattimento con il coltello significa in
definitiva avere una buona conoscenza dei principali tipi d'arma
come quelli descritti all'inizio di questo capitolo e con la
pratica costante sviluppare una sensibilità ed un attitudine
tali da rendere il combattente versatile e polivalente anche
nell'uso di tutti gli altri tipi d'arma.
Normalmente difendersi da un esperto nell'arte del coltello
è possibile solo se abbiamo in mano un arma da fuoco
carica e perfettamente funzionante. Dobbiamo inoltre trovarci
a una distanza adeguata; diversamente si può solamente
scappare o restare a fare i supereroi e morire miserabilmente.
Fortunatamente la maggioranza delle persone non gira con pistole
e fucili e, d'altro canto, gli esperti di coltello, nel senso
che do io alla parola, sono così rari che è alquanto
improbabile incappare in uno di loro. Essi oltremodo sono pure
individui molto pacifici, per nulla smaniosi di dare prova della
loro abilità.
Il problema tuttavia sussiste ugualmente, poiché possiamo
incappare in una miriade di persone totalmente inesperte nell'uso
del coltello, ma dotate dell'atrezzo, con cattive intenzioni
e per questo molto più pericolose.
Se partiamo dal presupposto che abbiate tentato di pacificare
l'aggressore in tutti i modi possibili e malgrado ciò
egli sia determinato ad attaccarvi ugualmente, vuol dire che
siete sfigatissimi e che quella sera era meglio rimanere in
casa a guardare la trasmissione "Scherzi a parte"
mangiando patatine fritte con una generosa porzione di Chetchup
e bevendoci una birra sopra.
Se purtroppo ora è troppo tardi per fare marcia indietro,
mettetevi subito nell'ordine di idee di proteggere le vostre
aree vitali più esposte: la gola, la testa, il cuore
e lo stomaco, sarà alquanto difficile che il "bruto"
pensi di accoltellarvi un piede o il sedere, ma naturalmente
nulla gli vieta di farlo anche se sarebbe un autentico burlone.
Se sarete rapidi, decisi e risoluti, verrete feriti ugualmente,
ma forse non in modo tanto grave da compromettere la vostra
vita. Per voi naturalmente mi riferisco a persone digiune di
arti marziali guerriere e tra di esse ci metto anche i numerosissimi
praticanti di Karate, Tae Kwon Do, Judo, Aikido, Kung Fu ecc…..e
ce le metto senza nessun problema poiché ho già
visto il genere di "minchiate" che hanno appreso come
"Difesa da Coltello": tutte tecniche efficacissime
per farsi ammazzare subito!
Purtroppo in Italia mi capita di assistere (o peggio di essere
invitato a partecipare) a numerosi corsi di arti marziali in
cui i presupposti, sui quali vengono insegnate fantasiose tecniche
di difesa "Kamikaze" da coltello, sono del tutto sbagliati.
I loro allenamenti prevedono infatti rituali stereotipati, con
un attaccante improbabile che porta colpi cretini, mantenendo
il braccio in estensione e attendendo paziente che l'eroico
difensore attui la sua inutile risposta, magari condita dal
"Kiai", l'urletto da operetta che dovrebbe spaventare
l'aggressore e invece fa sbellicare l'esperto dalle risate.
Se fossi io l'aggressore, dopo il "Kiai" offrirei
il coltello al mio avversario invitandolo a scannarsi la gola
da solo, giusto per farmi risparmiare tempo e fatica inutili.
La realtà è purtroppo completamente diversa e,
come dice il io maestro Thai: "Diffidate da chi vi insegna
a difendervi da un attacco di coltello, senza saperlo a sua
volta usare in modo eccellente!". Ecco una delle ragioni
per le quali nel Krabi Krabong generalmente si impara prima
a combattere con il coltello sia singolarmente che impugnandone
due, uno per mano e solo successivamente, diventati bravissimi,
si impara a difendersi da esso.
Ciò che un comune cittadino senza esperienza può
fare per diminuire le probabilità di essere ferito gravemente
o addirittura ucciso (ovviamente tolta la possibilità
di fuga, che rimane l'opzione migliore) è, avendone l'opportunità,
togliersi la giacca o il maglione e, con un movimento rotatorio,
arrotolarlo attorno alla mano e l'avambraccio sinistri per proteggerli
alla meglio; al momento dell'attacco li offrirà al taglio
dell'avversario e cercherà con il braccio sinistro di
proteggere le proprie aree vitali. Se non avete la possibilità
di coprire l'avambraccio con la giacca o qualcos'altro, dovrete
sacrificarlo per concentrarvi a vostra volta sulle aree vitali
del vostro nemico. Nella mano destra si può impugnare
un mazzo di chiavi e stringerle fortemente a pugno, così
che le estremità appuntite sporgano tra le dita. Valutate
anche la possibilità che o addosso oppure nei paraggi
vi siano oggetti contundenti che possano essere impiegati efficacemente
come armi occasionali (disporre di un ombrello per esempio sarebbe
un ottima opportunità).
Disponetevi in modo che il sole, il vento o eventuali fari siano
alle vostre spalle e rivolti direttamente verso l'avversario
così da infastidirlo ulteriormente. Non pensate minimamente
di poter bloccare l'arma dell'avversario; dovete limitarvi per
quanto possibile a defletterla per avere il tempo sufficiente
a colpire con forza alla gola, agli occhi, alle ginocchia o
ai genitali. Quando si viene attaccati con un coltello è
molto rischioso farsi riguardi o remore morali, cercando magari
di fare i fighi cercando di immobilizzare o controllare l'aggressore.
Occorre invece neutralizzarlo rendendolo inoffensivo nel più
breve tempo possibile provocandogli più danni possibile;
è meglio sempre mostrarsi decisi e risoluti, del resto
anche il vostro avversario deve essere perfettamente consapevole
che sta mettendo a repentaglio anche la propria vita.
Se per caso fate parte del numerosissimo gruppo dei praticanti
delle discipline marziali sopra citate, sarà meglio che
dimenticate le posizioni complesse e folkloristiche. Quelle
per intenderci che fanno incazzare il vostro nemico facendogli
decidere che fessi così è meglio toglierli definitivamente
dalla faccia della terra.
Solamente una lunga pratica nelle tecniche reali di coltello
può darvi strumenti validi per affrontare con successo
una simile minaccia. Non è un caso infatti se i reparti
di Forze Speciali Thailandesi si addestrano in questa specialità
del Krabi Krabong, dove il coltello viene sempre usato con movimenti
circolari di polso e i colpi sono rapidissimi, con angoli mutevoli
e imprevedibili.
E….a proposito, non dimenticate che se siete così
scalognati da dover combattere proprio con un vero esperto di
coltello thai, non c'è scampo - morirete comunque!
Una sequenza tecnica di coltello:
Parti componenti SCIABOLA KRABI
La sciabola (Krabi) è composta di varie parti e cioè:
la lama, l'impugnatura o elsa, la coccia e il fodero. -Vedi
fig.sopra
Il Krabi o la vera sciabola è un tipo d'arma che si usa
per difendersi e per trafiggere. Pertanto è fatta di
acciaio di buona qualità, e ha forma acuminata; è
lunga all'incirca 90 cm. Ha un peso non molto alto, quanto basta
per manovrarla agevolmente con una sola mano, sia per la difesa
che per l'attacco.
In gran parte le sciabole vengono fabbricate adattandole alla
mano dell'utente, in modo che questi sia facilitato nel suo
uso di difesa ed attacco.
E' alquanto difficile descrivere le caratteristiche di una tecnica
schermistica senza il supporto di esempi e di immagini dal vivo,
solamente osservando il video che ho realizzato, ci si può
fare un idea. Così mi limiterò a descrivere la
tecnica, accontentandomi di una descrizione divulgativa e comparativa,
che permetta di fissare alcune coordinate storiche e rituali
sulla tecnica armata Tailandese.
E' rilevante il fatto che il maneggio e la tecnica di spada
in uso in Tailandia sia estremamente diversa da tutti gli altri
sistemi quali Kendo, Iaido, Kung-Fu, Kali ecc... in uso nel
resto del continente asiatico. II Kendo per esempio e una tecnica
storicamente consolidata in Giappone in seno ad un rigidissimo
codice etico chiamato BUSHIDO. Espressione massima della filosofia
ZEN nella quale la morte essendo illusione era considerata ZERO
e la paura della stessa, vera vigliaccheria. Il samurai non
temeva la morte e nemmeno di infliggerla. Per questo motivo,
in questa disciplina, le tecniche si sono mantenute sostanzialmente
semplici e lineari. Il samurai si concentrava esclusivamente
nel colpire l'avversario curando meno l'aspetto difensivo, considerato
quasi vile sintomo di paura per la morte. Spesso i duelli si
concludevano infatti con la morte di entrambi i contendenti.
Il Giappone, come la Cina, del resto sono rimasti politicamente
e geograficamente isolati per secoli dal resto del mondo, sviluppando
tecniche autoctone e valide in un cotesto culturalmente conforme.
Rimane tuttavia innegabile il valore di questa disciplina sotto
il profilo spirituale, al fine di integrare mente e corpo, renderci
consapevoli dell'esistenza di forme sottili di energia, sviluppare
calma, serenità e concentrazione.
"Diversamente da voi occidentali, noi non ci siamo mai
dovuti confrontare con altri popoli, non abbiamo mai condotto
guerre internazionali, ma solo piccole battaglie interne, tra
di noi" dice Shichihei Yamamoto, un grande storico giapponese
che è anche proprietario di una casa editrice a Tokyo.
"Uno degli avvenimenti più importanti del nostro
passato fu una battaglia durata quattro ore". La Cina per
esempio ne ha estremizzato gli aspetti estetico e stilistico.
In effetti l'uso delle armi negli stili cinesi è limitato
ad una serie di coreografie prestabilite; il combattimento libero
con armi non viene più praticato.
La tecnica armata Thailandese invece trova molte più
rassomiglianze con quella in uso in Europa ovvero la nostra
scherma. Oltre alla spada e alla sciabola, in Tailandia, malgrado
s'insegni a combattere con svariate armi che vanno dalle doppie
spade, allo scudo- sciabola, al bastone, alla lancia, all'alabarda
ecc..., la tecnica schermistica è a carattere meno esoterico-filosofico
e più pratico e sostanziale. A questo dobbiamo aggiungere
anche che, per esempio, la tecnica di spada giapponese doveva
considerare il fatto che l'avversario, vestiva spesso una corazza
d'acciaio resistente. In Tailandia con spesso 40° all'ombra,
i guerrieri non potevano indossare alcuna corazza quindi combattevano
quasi nudi, di conseguenza le spade dovevano essere maneggevoli
e veloci, ferirsi e morire diveniva estremamente facile. Così
la tecnica in uso nel Siam era più sofisticata e ricca
di trucchi, priva di regole o codici etici, pragmatica e strutturata
per proteggersi abbattendo il nemico.
La Thailandia inoltre era una terra, che, come già descritto,
per la sua posizione sul Golfo del Siam e Mar Cinese meridionale
era strategica per tutti, così talvolta i Cinesi, talvolta
i Birmani, i Vietnamiti, i Malesi ecc.... tentavano a turno
di invaderla. Per questo, contadini e guerrieri dovevano continuamente
misurarsi con eserciti agguerriti, ognuno dei quali addestrato
con le tecniche della propria, specifica, arte marziale. Per
sopravvivere dovettero quindi continuamente modificare, adattare
e migliorare il Krabi Krabong, e con esso naturalmente il pugilato
tradizionale chiamato Mae Mai Muay Thai.
La tecnica di scherma Siamese, il DAB THAI, ha carattere scientifico
come quella internazionale europea, anche se contempla l'uso
di armi affilate di fattura tradizionale. L'arma base si chiama
Krabi, ed è a tutti gli effetti, una sciabola di tipo
europeo. Non s'impugna dunque a due mani, ma con una; essa viene
caricata con movimenti circolari dietro la testa e portata con
stoccate fendenti i cui angoli sono vari e mutabili. Le parate
sono eseguite formando angoli di protezione di 45°. E' stato
provato che questa angolazione e la migliore per scaricare la
forza dei colpi. Il corpo si sposta sui tarsi e compie movimenti
circolari con le gambe per uscire sempre dalle traiettorie di
tiro dell'avversario. L'applicazione corretta di questi principi,
unita alla semplicità, essenzialità ed eleganza
strutturale della tecnica rende il tutto di un'efficacia estrema
ed affascinante a vedersi. Il duello con le due spade corte
ed affilate, chiamate DAB SONG MUE, è poi impressionante.
I colpi sono portati con ferocia e determinazione, a velocità
che sembrano impossibili. Solo l'esatta conoscenza delle tecniche
e dei loro possibili concatenamenti, permette di salvarsi la
vita. Nelle competizioni che si svolgono ogni anno in Thailandia,
sono state giustamente introdotte armi di legno le quali, pur
non evitando ferimenti, cercano di evitarne tuttavia l'esito
letale.
Mentre la sciabola Krabi è a tutti gli effetti identica
per fattura a quelle in uso in Europa, le corte spade Mi Dab(
o Mee Dab), assomigliano ad una via di mezzo tra un machette
e un Dao cinese. Il Mi Dab è lungo circa 90 cm. di cui
30 occupati dal manico e dall'elsa. La lunghezza del manico
ha due funzioni: la prima è di proteggere l'avambraccio
nelle parate, la seconda quella di equilibrare il peso della
spada affinché, nonostante il suo peso sia di una certa
rilevanza (1,5 kg), essa possa essere maneggiata agilmente ad
alta velocità. Le spade in Tailandia vengono sempre impugnate
con una mano, mai con due, tranne in qualche situazione che
richiede l'altra mano come appoggio di sostegno nella ricezione
dei colpi più potenti.
Un altro tipo di spada si chiama Pakham ed assomiglia molto
ad un gladio romano, con lama corta a goccia ed un manico molto
lungo come quello del Mi Dab.
Anche l'arte della spada in Tailandia ha connotazioni spirituali.
Infatti, prima di essere impugnata, essa viene sempre rispettata
attraverso il saluto rituale Wai, questo perché si ritiene
che contenga gli spiriti di antichi guerrieri e che rappresenti
essa stessa il maestro. Non va mai lasciata distesa al suolo,
né la si può scavalcare con le gambe. L'arma attraversa
una cerimonia battesimale con la quale acquisisce proprietà
magiche. Sulla lama, maestri fabbri incidono dei sacri mantram
allo scopo di proteggere il guerriero dai colpi nemici.
L'arte del Krabi Krabong si pone l'obiettivo di forgiare il
carattere attraverso la disciplina mentale. Disciplina significa
coerenza spirituale; essa deve essere armonia di parola, pensiero
e azione. E' necessario quindi imparare a dominare il proprio
pensiero. Per questa ragione le pratiche di meditazione legate
alla tradizione Buddista Theravada (del piccolo veicolo) accompagnano
da sempre la pratica di questa disciplina. Inoltre ci si esercita
a sviluppare, adottare ed impostare, strategie diversissime
in tempi rapidissimi.
C'è un librettino grazioso, scritto da uno dei più
grandi scrittori giapponesi contemporanei : Yukio Mishima, morto
suicida facendo Hara kiri, che descrive in modo mirabile delle
sensazioni e dei principi sull'arte della spada, che sembrano
perfetti anche per descrivere la tecnica thailandese . Nel libro.
"Lezioni spirituali per giovani samurai" dice testualmente:
"La spada, una volta estratta dalla guaina, inizia un suo
caratteristico movimento. Proprio come accade ad una pallottola
nell'attimo stesso in cui viene esplosa e che, proiettata contro
il nemico, percorre una traiettoria ineluttabile; per strano
intervento del destino, tuttavia, può centrare l'elmo
calato sulla fronte, penetrare al suo interno, scivolare ed
uscire senza provocare alcun danno. In molti casi l'azione può
concludersi senza aver conseguito il suo scopo, ma è
comunque sempre costretta a conformarsi alla legge ed alla logica
che la obbligano a dirigersi in linea retta verso l'obiettivo.
Immaginiamo di rivolgerci alla pallottola in volo e di domandarle:
"dove stai andando ?" La pallottola ci risponderebbe:
"Vado ad uccidere il nemico !" e continuerebbe ineluttabilmente
la sua corsa. Sarebbe impossibile per lei perdersi in un'attività
secondaria. In questo senso anche la spada, sebbene non rapidamente
come le pallottole, una volta snudata non può essere
rinfoderata senza aver ucciso. Quando non è snudata con
questo scopo, la spada viene sconfitta ed umiliata agevolmente.
Lo dimostra con efficacia ciò che accadde all'Università
di Tokio, quando un gruppo di studenti del club di ginnastica
fece irruzione brandendo spade, e venne subito disarmato e sopraffatto.
Sembra incredibile che costoro si siano lasciati togliere le
spade senza neppure scalfire gli avversari. Probabilmente le
avevano snudate non per uccidere, ma soltanto per minacciare.
Questo è un obiettivo estraneo alla natura delle spade,
e quando un arma viene usata per uno scopo diverso da quello
per cui è stata forgiata, perde istintivamente la sua
forza." Ecco, In Thailandia le spade vengono utilizzate
con questo spirito guerriero così ben descritto da Mishima;
anche in allenamento, quando si colpisce, la determinazione
rimane sempre quella necessaria ad uccidere inevitabilmente
ed ineluttabilmente il nemico. Questo naturalmente rende gli
allenamenti molto più pericolosi di quanto ci si aspetti,
ed è la ragione per la quale un europeo sarà bene
che impari molto velocemente ad unificare mente e corpo. Egli
otterrà questo obiettivo, non con pratiche mistiche alla
Tai Ch'i, ma concentrandosi completamente su quanto sta facendo,
nella consapevolezza che un piccolo errore potrebbe avere anche
tragiche conseguenze per la sua vita.
In Thailandia rimasi sorpreso vedendo giocare su un tavolo di
pietra, sul quale era stata disegnata in rilievo una Dama, allievi
che avrebbero dovuto invece esercitarsi con le spade. Essi spostavano
le pedine in modo rapidissimo, senza apparentemente riflettere
sulle strategie da adottare. Una partita di Dama iniziava e
terminava nell'arco di qualche minuto, per poi ricominciare
da capo, sempre a tutta velocità. A turno poi, tutti
gli allievi venivano sottoposti allo stesso esercizio.
Questo ed altri giochi simili, come la Trea, vengono considerati
altamente propedeutici nella pratica del combattimento a mani
nude e con le armi. La mente deve essere in grado di mutare
strategie, tecniche e schemi rapidamente e senza soluzione di
continuità.
Parate ed attacchi devono essere netti, puliti e rapidissimi;
inoltre occorre abbandonare l'idea che l'attacco e la difesa
siano due azioni distinte. Anzi in questa scienza marziale viene
insegnato a non pensare che la scherma sia l'unione di diversi
movimenti semplicemente tra loro collegati.
Il livello di aggressività dunque, viene mantenuto costante
sia nella difesa che nell'offesa. Si inspira nella parata e
espira nell'attacco, spostandosi sugli avvampiedi e mantenendo
il baricentro del corpo basso.
Lo scopo ovviamente è di colpire rapidamente il bersaglio
più vitale del vostro rivale. Talvolta occorrerà
accontentarsi di meno, ritirandosi, per creare le opportunità
migliori per il colpo risolutivo.
L'affondo, per esempio, è uno dei modi privilegiati per
sferrare l'attacco finale. Nel duello, la lama trafigge fino
alla schiena, compiendo il suo lavoro di devastazione senza
spreco di movimento.
In sostanza, mentre l'avversario attacca il vostro corpo, la
vostra aggressività e determinazione devono demolirgli
la mente.
Chi vede gli incontri, ha spesso l'impressione che tutto sia
preordinato, come se i combattenti si fossero messi d'accordo.
In realtà non è così. Tutte le tecniche
sono basate su passi e principi che sono bene conosciuti da
tutti i praticanti; essi prevedono tutte le possibilità
e angoli d'attacco e vengono chiamati Khrom. I principali sono
solo una decina, ma le possibili varianti che possono nascere
dalla libera interpretazione e fusione tra i vari khrom, danno
un numero altissimo di tecniche a disposizione del combattente,
creando un gioco vario ed imprevedibile nel quale soltanto l'astuzia
e l'abilità permettono di conseguire vittoria.
La spada quindi va "sposata", deve diventare un'estensione
del corpo e dell'anima. Nel duello di Krabi Krabong essi devono
agire di perfetto accordo, in sincronia. I pensieri devono essere
tradotti in azione subito, non vi è tempo per riflettere
sul perché di una certa tecnica. L'anima suggerisce alla
mente quello che deve essere fatto e, prima che essa possa analizzare
la mossa, il corpo deve averla già eseguita. Il corpo
cioè fa quello che è necessario, mentre la mente
rimane serena e quasi distaccata. Occorre dunque esercitare
la propria forza interiore e andare alla ricerca di quell'equilibrio,
che ci condurrà a quell'azione unica, perfetta, irripetibile.
A questo scopo concorrono la pratica delle Danze sacre Ram Awut
eseguite con l'ausilio della musica rituale Sarama e la recitazione
dei mantram. Esse erano presenti in tutti quei momenti cerimoniali
inerenti la vita e la morte, come si può costatare anche
nella scena dell'esecuzione capitale nell'ultimo e bellissimo
film: "Anna and the King".
Voglio concludere infine con la citazione che Arturo Perez Reverte
mette in bocca al maestro Astarloa: "La stoccata perfetta
non esiste, o meglio, ce ne sono tante. Ogni colpo che raggiunga
il suo scopo è perfetto. Ma con la mossa opportuna si
potrebbe parare. Quindi un assalto fra spadaccini esperti in
teoria potrebbe durare in eterno. Ma il Destino, che spesso
si serve dell'imprevisto, pone fine alla lotta, inducendo in
errore uno degli avversari. Perciò il segreto è
questo: occorre concentrarsi e tenere a bada il Destino, anche
solo il tempo necessario perché l'errore lo commetta
l'altro. Tutto il resto è illusione".
SCIABOLA TI (Krabi Ti) - Per Battere
Anche la sciabola Krabi Ti ha le stesse caratteristiche della
sciabola Krabi - Ram; il suo peso maggiore è dalla parte
dell'impugnatura, per renderla più leggera in punta e
nella metà, è corredata da due scanalature; la
punta è curvata all'insù, mentre l'estremità
opposta ha una barca per fissare meglio la coccia.
L'impugnatura della sciabola Krabi Ti è fissata saldamente
al corpo della lama ed è lunga all'incirca 12 cm. e grossa
quel tanto che si possa afferrare saldamente ed agevolmente
con la mano.
La coccia ha la forma di una mezza palla da takrò, o
da piccola cesta semisferica usata anche per raccogliere la
frutta, ma è fatto di stecche di ferro saldamente fissate
nelle due estremità dell'impugnatura e serve a difendere
la mano che impugna la spada, dai colpi dell'avversario.
Il fodero del Krabi - Ti che si porta a tracolla e serve a riporre
la spada quando non la si usa, ha le stesse dimensioni della
lama dell'arma e può essere di metallo, di cuoio o di
legno.
L'interno è foderato di pelle morbida o di stoffa per
evitare di scalfire sia la lama che il fodero.
KRABI RAM - Sciabola Ram per la danza
La sciabola Ram ha le stesse caratteristiche della sciabola
vera (Krabi Cing); è lunga all'incirca un metro e la
sua lama è fatta solitamente di un vimine speciale più
grosso di un dito pollice che termina in una punta più
sottile e ricurva, avvolta in una guaina di filo sottile spalmata
di lacca dorata. L'impugnatura è ricoperta di velluto,
mentre la coccia è formata da una striscia di cuoio duro
laccato in oro con disegni vari in stile Thai. Questo tipo di
sciabola Ram (Krabi Ram) qualche volta è fatto di legno
tempestato di lustrini piccolissimi su tutta la sua superfice.
Come dicevo essa serve per la danza. La danza non è un
Kata o una forma, bensì una serie di lenti movimenti
ritmati che non hanno alcun scopo tecnico - marziale, ma hanno
solamente il compito di liberare la forza interna (Phlang Chit),
invocare la protezione del Buddha e rendere omaggio a Bhrama
quadrifronte.
La danza può assomigliare più ad un esercizio
esoterico di Ch'i Kung e Tai Ch'i che ad una forma marziale
vera e propria.
KRABI TI - Sciabola Ti (= per battere)
La sciabola Ti a sua volta ha le stesse caratteristiche della
sciabola Ram; l'impugnatura è avvolta da filo attorcigliato
ricoperto da lacca. Il motivo per il quale la si fa con il vimine
è perchè esso è leggero, flessibile e molto
resistente. Un arma così, può facilmente essere
mortale. Per rendere qualche volta le esibizioni più
entusiasmanti ed eccitanti, alcuni lottatori di Krabi Krabong
si fanno delle sciabole speciali che hanno le parti essenziali,
e cioè la lama, l'impugnatura e la coccia come al solito;
ma hanno la punta modificata con l'aggiunta di una striscia
di pelle di bufalo che viene arrotolata e legata salda con uno
spago sottile, spalmato poi di lacca.
Questa punta è molto elastica e quindi dà una
botta molto più pesante e dolorosa; serve perciò
ad abituare il duellante a ricevere e a sopportare il dolore.
Chi si esercita infatti in questa disciplina, non può
evitare di ricevere qualche colpo doloroso.
Spada vera - Dab
La vera spada è un arma che serve per tagliare e trafiggere.
E' fatta di acciaio di buona qualità: ha la lama piatta
che dalla metà in poi si va restringendo fino a terminare
in una punta aguzza; la sua lunghezza raggiunge i 90 cm. circa.
Ha un peso maggiore della sciabola, che diminuisce a mano a
mano che si sposta verso la punta.
La lama, come si è detto, è piuttosto pesante
e fatta di buon acciaio; la sua larghezza al massimo può
raggiungere i 22 cm., mentre la lunghezza si può dividere
in due metà; la parte grossa e rotonda dell'impugnatura
e la parte piatta ed appuntita della lama. L'impugnatura, fissata
saldamente alla lama, è di forma rotonda e lunga all'incirca
30 cm.; grossa quanto si possa impugnare con una mano agevolmente
e fortemente. E' solitamente di legno molto duro.
La sua lunghezza è dovuta al fatto che deve difendere
tutto l'avambraccio, dalla mano al gomito.
La coccia della spada è una lamina di ferro fissata saldamente
fra l'impugnatura e la lama, per difendere le dita della mano
che impugna la spada.
Il fodero ha le stesse caratteristiche del fodero della sciabola.
E' da notare che anticamente, allorchè il duellante era
abile nell'uso delle armi corte, solitamente preferiva armarsi
di sciabola; ma se doveva usare un'arma lunga di solito preferiva
la spada, impugnandola con due mani, da cui il nome: "Spada
a due mani". E tale spada veniva portata dietro le spalle,
con il manico che spuntava sopra una di esse; facile quindi
da afferrare ed estrarre dal fodero per usarla tempestivamente
contro il nemico. Alcuni guerrieri solevano tenere in mano la
spada e nell'altra lo scudo: questo sistema di difesa ed offesa,
era chiamato "Spada - Scudo"(Dab-Dan).
SPADA - RAM (Per la Danza Sacra)
La Spada Ram ha la stessa forma della spada vera, ma non ha
la punta aguzza che è smussata e la lama stessa è
di larghezza uguale per tutta la lunghezza. La si può
fare in vari modi, prendendo del legno leggero, gli si dà
la forma di una spada e la si ricopre con lacca dorata; viene
decorata poi con vari disegni Thai. All'impugnatura si dà
la forma della bocca di un drago e la si dipinge con colori
vivaci. Per rendere bella la spada - Ram , si può ricorrere
a qualsiasi elaborazione raffinata; nessuno lo impedisce, purchè
mantenga una certa rassomiglianza con la spada vera.
SPADA - TI (Per Battere)
Ha la stessa forma della spada Ram ed è fatta in maggior
parte con vimine della grossezza facile da essere impugnata
dalla mano. Conviene usare un vimine vecchio con la scorza che
è stato asciugato bene esponendolo al sole. La coccia
è fatta con cuoio. Le estremità vengono intrecciate
e legate in modo che non si rompono e quindi laccate e dorate.
Non è consigliabile usare il vimine sottile perchè
non è adatto a dare i colpi (fendenti); è preferibile
il vimine più grosso, perchè ha due vantaggi:
maggiore leggerezza e più elasticità.
ALABARDA NGAO
L'Alabarda vera (Ngao Cing) è un'arma che serve per colpire
e per trafiggere. L'asta è di ferro di buona qualità
e termina con una lama leggermente ricurva come una sciabola.
L'utilità dell'alabarda non differisce molto da quella
della sciabola, ma ha il vantaggio di poter colpire a maggiore
distanza data la lunghezza dell'asta o impugnatura. Serve quindi
non solo quando si combatte a terra, ma specialmente quando
si combatte a dorso degli elefanti o a cavallo, giacchè
è provvista anche di un uncino per dare ordini all'animale.
Questo uncino si chiama:" Kho Ngao".
Anche l'alabarda ha la forma e si compone delle medesime parti
di una spada e cioè: impugnatura (o Asta), lama e coccia.
Differisce solo per la lunghezza. L'impugnatura a asta è
lunga all'incirca 170 cm., grossa quanto basta per impugnarla
saldamente ed agevolmente, ed è fatta di legno elastico,
forte, che non si rompe facilmente. Alcuni tipi di alabarde
sono di metallo, ma sono pochi perchè pesanti e quindi
poco maneggevoli e adatte a colpire.
Queste armi si usano impugnandole con due mani. L'impugnatura
corretta, consiste nell'afferrarle con la mano sinistra a 25
cm. dall'estremità dell'asta, e con la destra a una distanza
dalla sinistra più opportuna e comoda. La coccia della
lancia ha la stessa forma di quella della spada e serve a parare
il colpo dell'avversario, quando fa scivolare la sua lancia
lungo all'asta.
ALABARDA - RAM (Per le Danze Sacre Ram Awut)
Ha le stesse caratteristiche della alabarda vera. In maggior
parte sono fatte e decorate allo stesso modo delle spade di
cui abbiamo detto sopra.
L'ALABARDA - TI (Ngao Ti)
Ha le stesse caratteristiche dell'alabarda Ram; anche questa
fatta con vimine del tipo grosso, che però viene ricoperta
da un tessuto spesso o da feltro, per attutire i colpi.
IL BASTONE GROSSO (Phlong)
Il bastone grosso vero e proprio, è un arma usata per
picchiare; viene anche chiamata SISOK: "Quattro gomiti".
E' fatto con legno resistente che non si rompe facilmente. Alcuni
sono fatti di metallo. Il bastone grosso è lungo all'incirca
200 cm. ed è grosso circa 20 cm. e cioè quel tanto
che si possa afferrare e fare scorrere agevolmente. Non ha la
testa e la coda, ma è di grossezza pari su tutta la lunghezza.
Il sistema di impugnarlo è di afferrarlo con le due mani
al centro e in modo che le mani siano a uguale distanza dalle
estremità e anche ad una distanza fra loro tale da poterlo
equilibrare e maneggiare agevolmente con disinvoltura. Lo si
può usare da tutte due le parti, per battere e per questo
differisce dalla lancia che viene usata solo da una parte.
IL BASTONE GROSSO - RAM (Per le Danze Sacre)
Ha la stessa forma del precedente, ed è fatto con la
radice del Fico d'India, che ha il pregio di essere diritta,
leggera, resistente e talvolta con dei bei fregi naturali. La
radice tolta dalla pianta la si pialla e poi la si pulisce con
carta vetrata, in modo da renderla liscia. La si lucida quindi
con olio per cui prende l'aspetto lucido del legno d'arancio
- gelsomino. Le due estremità di 40 cm. ciascuna, vengono
solitamente ricoperte con stoffa di broccato o di seta per renderle
più belle.
IL BASTONE GROSSO - TI
Ha le stesse caratteristiche dell'altro, Ram, ma di qualità
inferiore; ad esempio si usa ugualmente la radice del Fico d'India,
ma lo si orna di stoffe meno pregiate perchè serve a
picchiare selvaggiamente e non a sfoggiare la sua bellezza durante
la danza sacra.
LO SCUDO A FORMA DI TARGA - DANG
Lo scudo a forma di coppo, è un'arma di difesa che serve
per l'appunto a proteggere il corpo dai colpi dell'avversario.
Ha la forma di un rettangolo curvato come un guscio della pianta
di banana; largo all'incirca 15 cm. e lungo 100 cm.; è
fatto con cuoio o vimine sostenuti da stecche di legno, come
si può vedere delle fig.
Nella parte interna è munito di due bracciali: uno per
infilare il braccio e l'altro da infilare e tenere saldamente
con la mano. Questo scudo lo si usa con la spada e perciò
si chiama:"Spada - Scudo curvo".

SCUDO PIATTO - KHEN
Anche lo scudo piatto Khen è un'arma di difesa come lo
scudo curvo Dang. Ha la forma di un rettangolo piatto con la
lunghezza superiore alla larghezza. E' fatto di cuoio duro ricoperto
esternamente con oro e disegni vari, per cui lo si chiama :"Scudo
d'oro". La parte interna ha due anelli , come lo scudo
Dang, per manovrarlo saldamente. Anche questo si usa con la
spada e perciò viene chiamato:"Spada - Scudo Piatto".

LO SCUDO ROTONDO - LO'
Lo scudo rotondo Lò è ugualmente un'arma di difesa
come gli scudi Dang e Khen, ma differisce molto da quelli per
la forma che è rotonda come una padella. E' fatto anch'esso
con cuoio, vimini o metallo. Nell'interno ha ugualmente due
anelli per poterlo impugnare bene con fermezza.
PALO - GOMITO A DUE CAVICCHI MAI SAN ( o MAI SOK)
E' molto simile alla più conosciuta arma chiamata in
genere Tonfa tra gli addetti, ma tuttavia ha delle caratteristiche
particolari che lo rendono sostanzialmente diverso. Il Mai Sam
come possiamo vedere dall'illustrazione è un arma che
si differenzia da tutte le altre di cui abbiamo parlato, perchè
esse derivano tutte da armi vere, mentre questa no. Questa,
seppur antica, è stata creata da un grande maestro di
Krabi Krabong, per difendere il braccio nella parte inferiore:
dalla mano al gomito.
Il Mai San ha le dimensioni dell'avambraccio, ed è ricavato
da un tronco di legno lungo circa 45 cm. e largo 7 cm., scavato
nella parte interna come un coppo, per poter infilare l'avambraccio
e tenerlo saldamente. Ad un'estremità ha due fori, dove
si fissa una corda grossa quanto un dito mignolo, a mo di anello.
Per usarlo si infila il braccio in questo anello e, con la mano
si va ad afferrare uno dei due pioli o cavicchi, quello interno;
quello esterno invece serve a proteggere la mano dai colpi spietati
dell'avversario. Vedi fig.
Il motivo che ha spinto l'ideatore di quest'arma, è stato
il pensiero che, nonostante l'esperto di Krabi Krabong si possa
difendere anche a mani vuote con la tecnica del pugilato Muay
Thai, sforzando di avvicinarsi il più possibile all'avversario
(così da impedirgli di usare la sua arma), corre il rischio
che , se costretto ad intercettare l'arma, gli venga magari
spezzato l'avambraccio. Ciò è normale e succede
di frequente. Con il Mai San questo problema viene risolto egregiamente;
la tecnica marziale e la danza sacra si rifanno ai movimenti
del Dio Scimmia Hanuman.
Nel Krabi Krabong , come del resto nella Boxe Tailandese, di
cui non conosciamo esattamente le origini, vi è l'accompagnamento
della musica; musica che viene chiamata PI CIAO - KLONG KHEK
i cui strumenti sono:
1) Pi Ciao;
2) Klong Khek Tua Phu (Tono Alto);
3) Klong Khek Tua Mia (Tono Basso);
4) Cing Ciap Ciang Va;
Vedi fig.
Presumo che sia il duello Krabi Krabong, che il pugilato Thai,
non siano stati accompagnati dalla musica fino dalla nascita,
ma certamente dopo. Questa musica infatti non è Thai:
Le parole Pi e Klong infatti sono straniere: Forse solo Cing
Ciap Cing Va sono Thai, e sono state aggiunte in seguito.
Il Pi Klong è molto usato dai Giavanesi nella loro musica.
I Thai l'hanno preso da loro e unendolo al Cing hanno creato
la loro musica, adatta ai tornei di ogni arma. Dato che questa
musica dura da molto tempo, sia i duellanti che gli eventuali
spettatori ce l'hanno nelle orecchie e, allorchè non
la si esegue, queste esibizioni diventano monotone e noiose,
nonostante la loro spettacolarità e la violenza tremenda
dei colpi.
E in verità se noi paragoniamo il pugilato Thai con quello
Europeo, si costaterà che quello siamese è più
piccante ed eccitante dell'altro anche perchè è
accompagnato dalla musica del Pi Ciao e del Klong, che rallegrano
ed eccitano sia duellanti che spettatori.
IL DUELLO ARMATO
Innanzi tutto deve sempre essere presente l'orchestrina,
formata dal solito flauto di Giava, da un tamburo a tono alto,
da uno a tono basso e da due cembali.
La sincronia dei movimenti dei due spadaccini, la gravità
e la solennità della danza sacra e delle mosse, il
vestire, l'arma, il coro e la musica che accompagna l'esibizione,
rendono questa disciplina altamente interessante ed affascinante.
Chi vi assiste ha momenti di sospensione nel seguire i movimenti
delle armi e brividi all'infuriare della battaglia quando
questa si fa serrata ed accanita e pare che l'uno o l'altro
degli spadaccini debba soccombere all'avversario da un momento
all'altro.
Questo spettacolo non manca mai nelle feste popolari e in
quelle di famiglia.
L'area sulla quale si svolge l'incontro è designata
da uno spesso tappeto rettangolare.
Le armi usate in questa lotta non sono definite da alcun codice,
ma per lo più consistono in una spada d'acciaio ad
un solo taglio e fortemente curva verso l'estremità,
molto affilata ed appuntita; il suo peso dipende dall'intesa
degli spadaccini, i quali possono anche accordarsi di combattere
con due spade ciascuno o due contro una sola, se uno si ritiene
molto bravo. In luogo della spada, possono servirsi di un'alabarda,
di un bastone, di una picca, di un'alabarda o di grossi coltellacci
o pugnali.
E' da notare ancora che i duellanti non portano maschere né
altre corazze per proteggere il proprio corpo dai violentissimi
attacchi dell'avversario; basta pertanto una lieve svista
o un movimento scorretto, da parte di uno dei due contendenti,
per produrre gravi ferite. Per questo motivo l'incontro si
dovrebbe svolgere sempre sotto la scrupolosa assistenza di
un Maestro esperto e di un medico, in realtà questo
rimane un sogno. Nei campionati mondiali del 1994, rimasi
ferito ad un piede, il Maestro Virat mi "curò",
versandoci sopra grappa e dal momento che gridai dal dolore,
venni ripreso da mia moglie (all'epoca semplice amica), poichè
un vero guerriero non si deve mai lamentare. Così,
per far vedere che ero un uomo " duro", chiusi la
bocca e trattenei il respiro, un mio allievo, venuto ad assistere
alla competizione dall'Italia, mi disse in seguito che ero
diventato verde in faccia. Il sangue usciva copioso e, dopo
la grappa, ricevetti un fazzoletto sudicio a stagnare il tutto,
che si può pretendere di più?
La sicurezza nell'attacco, nel fendere e nello sfalsare, è
considerata, in questa Arte Marziale, estremamente importante,
ed essa dimostra non solo l'agilità e la bravura dei
contendenti, ma anche la loro strategia, la tattica e la resistenza.
La partita d'armi è sempre preceduta, come nel pugilato
Thai, da delle danze sacre Ram Awut di rito, delle quali ricorderò
qui, per ordine, solo i passaggi più importanti. I
due contendenti si inginocchiano alle due estremità
del tappeto, congiungono le palme delle mani in segno di vicendevole
rispettoso saluto, poi alzano le mani giunte sopra il capo
e, rovesciandosi un po' all'indietro volgono lo sguardo all'insù,
quindi sempre con le mani giunte, si fanno tre vicendevoli
profondi inchini: sono dedicati al Buddha, al Dharma e al
Sanga (l'ordine di tutti i monaci, maestri e guerrieri che
ci hanno preceduto). Dopo questa forma di omaggio agli Dei,
si inizia con l'esecuzione del Phrom Si Nah, la Danza in onore
di Bhrama, nella quale la medesima sequenza di movimenti viene
ripetuta identica sui quattro lati. Se qualcuno ci fa caso,
Bhrama è sempre rappresentato come una statua con quattro
facce, a simboleggiare il dominio su tutto l'universo, i quattro
elementi esoterici: l'acqua, l'aria, il fuoco e la terra e
i quattro punti cardinali: Nord, Sud, Est e Ovest. Indipendentemente
dalla scuola di provenienza, chiunque si prepari ad un incontro
di Krabi Krabong, inizierà nello stesso modo; le danze
potranno differire, ma la ripetizione sui quattro lati verrà
comunque rispettata. Come già detto, seguiranno poi
altre danze con le rappresentazioni dei personaggi del Ramakien
(Ramayana).
Improvvisamente i due lottatori impugnano l'arma che è
sul tappeto, al loro fianco, e la fanno girare a mulinello
con il braccio sinistro, tenendo alzato il piede destro.
Ognuno dei due spadaccini guarda in faccia il proprio avversario
con aria di sfida, poi, sempre bilanciandosi su di un solo
piede, pronuncia parole di scongiuro e di incantesimo sulla
propria spada e contro l'avversario per intimorirlo: la sfida
rituale viene chiamata Dang Phleeng.
Questa che eseguono è una breve danza libera nella
quale cercano di provocare l'avversario, scotendo la spada
dietro la loro persona, come fosse la coda di una tigre; ora
sono pronti ad affrontare l'avversario.
Tutti questi movimenti preliminari sono eseguiti ritmicamente
con l'accompagnamento dell'orchestra.
E incomincia la lotta.
L'alfabeto della lotta con le armi è composto da una
serie di gruppi di colpi successivi che si possono ripetere,
essi vengono chiamati Khrom e, pur lasciando ai contendenti
la libertà di iniziare la lotta con il gruppo che preferiscono,
possono essere combinati in successioni così diverse,
da essere del tutto imprevedibili. Il "calcolo combinatorio"
ci dice che, con pochi numeri noi possiamo ottenere un numero
sorprendentemente alto di associazioni. Per esempio i soli
primi cinque numeri: 1-2-3-4-5 possono essere combinati fino
a 120 composizioni diverse. Il numero di permutazioni ottenibili
con N numeri progressivi è dato dal prodotto di tutti
i numeri interi compresi tra 1 e N. Per esempio, le cinque
lettere A B C D E possono essere ordinate in 120 modi, ciascuno
dei quali è una diversa permutazione, ad esempio: A
C B E D, B A D C E, D B A C E, e via dicendo. L'alfabeto del
Krabi Krabong è costituito da una decina di Khrom dei
quali, in generale solamente sette sono i più utilizzati.
Con soli sette Khrom noi otteniamo ben 5.040 combinazioni
diverse; se li consideriamo tutti e dieci arriviamo al numero
di 3.700.800. Capite bene come due combattenti, conoscendo
entrambi solamente una decina di schemi tecnici uguali, possano
fare un combattimento assolutamente libero con ben 3.700.800
di combinazioni diverse. Nessuno dei due può sapere
cosa farà l'altro o come reagirà dato un tipo
di attacco o una particolare strategia adottata, tuttavia
sa perfettamente che gli angoli d'attacco, le uscite, le rotazioni,
le parate, le schivate, i contrattacchi e quant'altro dovranno
rispettare tutti quanti le medesime geometrie basate sul triangolo
equilatero, gli angoli di 45°, le rotazioni a 90°
o 180° ecc…Paradossalmente chi è abituato
agli spettacoli di combattimento prestabilito che si fanno
nel Wu Shu, ritiene erroneamente che anche nel Krabi Krabong
essi siano preparati in precedenza, invece non è affatto
vero, e lo prova il fatto che nelle competizioni si misurano
atleti di scuole diverse che non si conoscono tra di loro.
Eppure quando si guardano gli incontri, l'impressione che
se ne ricava è che siano preordinati; sembra quasi
impossibile che due persone che non si conoscono possano combattere
come tigri infuriate, portandosi colpi a velocità pazzesche
e riuscendo, nella maggioranza delle volte, a parare e a rintuzzare
i colpi dell'avversario in quel modo. Se voi però pensate
che entrambi sono a conoscenza di un medesimo alfabeto geometrico
della scherma, tutto può sembrare più facile
da comprendere. Un detto antico Thai dice che: "Solamente
un esperto di Krabi Krabong può sconfiggere un altro
esperto di Krabi Krabong" e aggiunge: "Lascia ad
un Maestro la testa ed una mano ed egli può ancora
vincere!" questo spiega la furiosa determinazione che
permette spesso ad un contendente posto in estrema difficoltà,
in una situazione apparentemente disperata, di vincere e prevalere
sull'altro. Da notare che ognuno dei sette gruppi di colpi
che qui elenco, ha, nel linguaggio marziale Thai, un termine
tecnico.
Ecco i sette gruppi dell'alfabeto della scherma che vi elenco:
1) Fendente diagonale sulla spalla destra e sinistra.
2) Colpo orizzontale sul fianco.
3) Evasione con doppio passo e contrattacco rapido rompi -
tempo.
4) Uscita con schivata sulla destra e sulla sinistra con contrattacco
al collo.
5) Evasione con spostamento a 90° su colpo al cuore e
contrattacco.
6) Uscita a 45° a sinistra su colpo al cuore e ritorno
con fendente diagonale.
7) Uscita a 45° a destra , con parata di spada, rotazione
a 180° del corpo e calcio all'indietro.
Come si vede è un crescendo di colpi, e non sono tutti,
che mettono a dura prova l'oculatezza e la destrezza dei competitori,
i quali devono saper attaccare, e nello stesso tempo, essere
vicendevolmente pronti a prevedere, parare o sfalsare i colpi
dell'avversario.
Questi colpi combinati ed alternati dalle due parti, si prestano
ad un'infinità di tattiche che assicurano la vittoria
solo a chi li sa meglio usare e parare, nello stesso tempo.
Con il crescendo del suono e del tempo degli strumenti musicali,
con l'accelerarsi dei tamburi, ritmato dai potenti colpi del
fendere e del parare, i lottatori si scaldano, attaccano e
parano con mosse fulminee, sicure e sincronizzate; la lotta
diventa serrata e, nell'incrociarsi della spada che attacca
e di quella che para, si vedono sprizzi e scintille, mentre
il vibrare dell'acciaio manda sibili quasi paurosi.
Gli spettatori gridano per incoraggiare il proprio favorito,
si entusiasmano e si scatenano. I movimenti delle spade e
le mosse degli accaniti spadaccini nel battere, nel controbattere
e nello schivare, diventano così rapidi che non si
riesce più a seguirle. A volte capita che, nel furore
della lotta, sfugga l'arma di mano ad uno dei lottatori e
l'avversario sia pronto a raccoglierla ed impugnarla contro
il suo rivale; allora le urla degli spettatori, unite al suono
frenetico degli strumenti, danno l'impressione del finimondo
e pare che la volta del cielo stia per cadere...
Resta da notare ancora una volta che, ogni buon lottatore
di Krabi Krabong, deve essere anche un esperto di pugilato
Muay Thai poiché, durante il combattimento, gli è
lecito usare, oltre che all'arma convenuta, anche il piede,
le ginocchia, i gomiti ed i pugni, perciò deve saper
approfittare dell'occasione propizia, per sferrare potenti
calci demolitori e infliggere all'avversario gomitate ben
assestate per riuscire ad averne il sopravvento.
Questa partita d'armi generalmente non dura più di
dodici minuti, poiché si presume che, in questo lasso
di tempo, uno dei due spadaccini debba soccombere.
Allora il vinto presenta il suo petto nudo al vincitore che,
in un gesto simbolico, vi produce con la propria spada, una
lieve ferita: è la spada che beve il sangue del vinto
il quale cade come morto.
Poi si alza e, in mezzo all'arena, scambia con il suo vincitore
il rituale saluto a mani giunte.
Quando la musica tradizionale viene suonata sul ring, essa
viene riconosciuta anche come simbolo di deferenza e rispetto,
nel senso di gratitudine sincera verso quelli che lo hanno
aiutato a formarsi come combattente; inoltre procura al guerriero
pensieri che lo portano a ricordare il suo stimato maestro
che, con pazienza gli ha fornito la conoscenza del Krabi Krabong
e con esso naturalmente del Mae Mai Muay Thai, il pugilato
- che - uccide. Egli pensa anche ai suoi genitori, che gli
hanno dato la vita. La sua gentilezza è parte della
sua vera Arte ed è espressa nel Wai Khru, cerimonia
del rendere omaggio al suo mentore.
La musica Sarama che accompagna questa cerimonia innalza il
combattente, elevando il suo spirito fino al punto in cui
egli è pronto ad affrontare il suo avversario in uno
scontro anche mortale, che lo impegnerà fino ai limiti
estremi delle risorse umane.
Questo è combattere per l'Arte, e per una vittoria
che deve essere pura ed incontaminata. Nel momento in cui
la musica Sarama si ferma, si alza il sipario sul soggetto
Krabi krabong. Come già detto, l'attuale riduzione
di praticanti di questa superba disciplina è dovuto
al fatto che essa non ha ricevuto alcun supporto, nessuna
promozione, che invece è stata data ad altre specialità.
Malgrado tutto ciò, essa si conferma come la più
spietata ed efficace tecnica di combattimento armato e disarmato.
Il Krabi Krabong è parte integrante dell'eredità
culturale di questo paese, rivestendo un ruolo determinante
nella restituzione della libertà in Thailandia, iniziata
nel 1584 sotto il regno di Re Naresuan il Grande e continuata
fino ai giorni nostri.
Il Krabi Krabong è caratterizzato dalle qualità
di obbedienza, disciplina, genuina conoscenza, coraggio, pazienza,
resistenza, compassione, gratitudine ed onestà. Se
una soltanto di queste qualità viene a mancare, l'uso
stesso di questo termine diventa un atto contro l'ideale più
vero di questa disciplina.
Secoli addietro queste qualità venivano costantemente
verificate, soprattutto attraverso il rituale iniziatici chiamato
Khuen Khru e più tardi Wai Khru, ossia la cerimonia
del rendere omaggio e fedeltà al proprio maestro.
Il Khuen Khru è una cerimonia che oggi si è
fusa con il Wai Khru, a carattere esoterico che consisteva
nell'offrire la propria sottomissione all'insegnante. Dimostrando
così obbedienza, viene sancita anche la determinazione
di formare se stesso come guerriero (Nakrop) del Re.
Il Maestro Wa Hoen con l'alabarda Ngao
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