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Approfondimenti
PRIMO VIAGGIO IN THAILANDIA
La volpe conosce molti trucchi. L'Istrice, uno solo…ma
buono!"
Un giorno capitò tra le mie mani una rivista di Arti Marziali,
proveniente dagli Stati Uniti, l'articolo che ha incriminato
la mia mente, lasciandomi senza sonno per molto tempo, era titolato
così: "Krabi Krabong, la più micidiale tecnica di combattimento
del Sud Est Asiatico", all'interno, la disciplina veniva descritta
come mortale e troppo pericolosa persino da praticarsi. Il giornalista
ne aveva visto alcune dimostrazioni in Thailandia ma, seppur
appassionato di sport da combattimento, aveva rinunciato all'idea
di tentare di apprenderlo, limitandosi a descriverlo sommariamente.
Per me, sangue barbaro, trentino-celtico, la cosa sembrava esercitare
un fascino tremendo; pensatevi, nientemeno che l'ultima Arte
Guerriera sopravvissuta fino ai giorni nostri intatta nello
spirito e nella sua pratica.
Da grandissimo amante del Kung Fu, convinto di avere tra le
mani il "santa sanctorum" dell'efficacia e dell'imbattibilità,
non pareva possibile potesse esistere qualcosa che potesse tecnicamente
superarlo e, considerando poi che sono sempre stato un grande
appassionato di combattimento libero, pronto a misurarmi con
tutti, questa pareva una sfida quasi ineluttabile. Fu così che,
avanzando moltissimi giorni di ferie, decisi di mangiarmeli
in un viaggio laggiù, dove parevano aggirarsi ancora le ultime
tigri del combattimento estremo.
Quando in Palestra dissi ai miei studenti quali erano le mie
intenzioni, le risposte furono le più svariate: qualcuno mi
chiese de avevo esagerato con le canne, un altro mi disse che
in tal caso era meglio che cambiassi il fornitore ( N.B. io
non ho mai fumato in vita mia e me ne vanto! ).
Qualcuno mi prese le misure per darle alle pompe funebri, altri
mi passarono indirizzi di buoni psichiatri. In mezzo a questo
marasma di idiozie, due decisero più semplicemente di seguirmi
nell'avventura. Così fu che ai primi di Marzo 1992 assieme al
sottoscritto si unirono anche Marco Bettini e Vito Cavallaro,
vi posso garantire che trio di sderenati più ben assortito di
questo non si poteva davvero mettere insieme. Giunti a Bangkok,
la mancanza di ossigeno nell'aria, appestata di idrocarburi
fino all'inverosimile e il famoso Jet Lag, si fecero subito
sentire. La testa ci girava come una trottola e il rincoglionimento
aveva raggiunto livelli di allerta.
Alloggiammo per tre giorni all'Hotel Royal, uno splendido posto,
sito vicino al centro storico della città, vicinissimo al Parco
Sanam Luang e al Wat Phra Keo (Tempio del Buddha di Smeraldo).
Dopo il consueto giro per i principali monasteri della città,
ci concentrammo sullo scopo principale della nostra visita:
Cercare un valido Maestro di Krabi Krabong. La cosa parve fin
dall'inizio non semplice da realizzarsi; tutti sapevano cosa
era questo termine, ma nessuno sapeva darci indicazioni in merito.
Alcuni si mettevano a ridere e ci invitavano a ripiegare sulle
numerosissime palestre di Muay Thai, facendoci capire che la
disciplina richiesta era troppo "over" per dei "Farang". Farang
è il termine con il quale in genere vengono designati tutti
gli stranieri, e può essere tradotto con Barbari, ma non necessariamente
questo per i Thai ha un valore dispregiativo. Andammo naturalmente
a vederci un sacco di incontri allo Stadio Lumpini, ma non mi
stupirono.
Gli incontri erano senz'altro durissimi, su questo non si può
certo obbiettare, ma la tecnica sembrava essere davvero povera.
I Boxer erano atleticamente molto preparati e molto determinati
a vincere; in una serata vedemmo cinque o sei K.O., ma non fu
certamente la strategia o l'intelligenza che vidi all'opera,
quanto la forza bruta e la sopportazione dei colpi, questa sì
davvero impressionante, ma io cercavo qualcosa di più... Avevamo
assoldato un tassista che, per pochi soldi, ci faceva scorazzare
per la città, portandoci a vedere musei, scuole di Muay Thai
e quant'altro, ma di Krabi Krabong niente, lui affermava di
non saperne niente.
Presso l'Hotel Royal vi era anche una sede di un agenzia viaggi
e facemmo conoscenza del direttore, che parlava un italiano
davvero accettabile, fu così che gli esponemmo il nostro desiderio.
All'inizio rimase perplesso, ci squadrò ben bene, ci soppesò
a lungo e quindi prese un pezzo di carta e scrisse un indirizzo
con quei caratteri Thai, così comprensibili ai fessacchiotti
come noi. Serissimo ce lo consegnò, dicendoci che se fossimo
stati accettati, cosa di cui lui dubitava fortemente, avremmo
avuto la fortuna di apprendere con il più grande Maestro del
paese.
Un uomo che era un autentico genio delle Arti Marziali tradizionali,
che aveva sconfitto centinaia di lottatori a mani nude e con
le armi, che era stato nominato patrimonio vivente della Nazione
per le stesse, che addestrava i reparti Forze Speciali Thailandesi
e le stesse guardie del corpo del Re. Un uomo anziano che insegnava
a casa sua gratuitamente, per un voto fatto al padre, ufficiale
dell'esercito, quando era in vita e che per questa ragione selezionava
attentamente gli allievi prima di accettarli nella sua Scuola.
Diceva che c'erano persone che provenivano da tutto il paese,
chiedendogli umilmente di essere accettate come studenti, ma
questi sovente li rifiutava, allontanandoli con la scusa che
"non aveva tempo". La realtà, scoprimmo poi, superava di gran
lunga la leggenda; questo Maestro anziano era anche l'allenatore
della squadra nazionale di Scherma ed insegnava anche agli Ufficiali
della Marina Militare e ai cadetti della Scuola Ufficiali di
Polizia, vederlo muovere suscitava ammirazione e timore, si
aveva la netta sensazione di avere davanti a se un'autentica
forza della natura, ma procediamo per gradi...... Dopo averci
consegnato questo striminzito foglietto in mano, ci fece promettere
solennemente di non riferire a questo Maestro il nome di chi
ci aveva dato l'indirizzo, voleva mantenersi anonimo per rispetto
verso l'insegnante. La cosa sembrava farsi interessante e anche
l'aspetto romantico necessario per la "suspance", sembrava starci
bene, ma ci si poteva fidare ? Cosa sapevamo noi di costui?
Come sempre la curiosità ebbe la meglio, dopo soli cinque minuti
eravamo già in Taxi, con il nostro amico, in viaggio verso un
destino incredibile. Dopo aver a lungo girato, ci infilammo
per un vialetto stretto, in un quartiere decentrato e ci fermammo
davanti ad un portone metallico chiuso. Il tassista guardò un
ultima volta il foglietto, poi ci rassicurò, quello era proprio
il posto che cercavamo.
Suonammo il campanello e trattenemmo il tassista, che se la
cavava con l'inglese, per una eventuale necessità di triangolazione
verbale. Ci aprì la porta un anziana signora, così, tramite
l'autista, gli chiedemmo se era quella la casa di un Maestro
di arti marziali, di cui avevamo sentito parlare.
Senza battere ciglio, la vecchietta ci rispose che ci eravamo
proprio sbagliati: nessuno in quella casa praticava arti marziali,
anzi, finse di non capire nemmeno di che cosa stessimo blatterando.
Gentili insistemmo, ma lei altrettanto risoluta insistette nel
negare tutto, poi con un sorriso fece per chiudere il cancello
e liquidarci. Vito iniziò una sequenza geometrica esponenziale
di parolacce, contro l'imbecille dell'Agenzia Viaggi e più in
generale con santi e patroni delle sfere celesti e molto di
più. Marco dal canto suo, si limitò mogio mogio a dire che ci
eravamo sbagliati ed era meglio tornarcene in albergo a meditare,
io invece dubitavo ancora della vecchietta.
Avendo studiato a lungo con maestri cinesi e vietnamiti, sapevo
che tante volte anche questa poteva essere una forma di selezione
"a priori". Fu così che, mentre la signora si apprestava a sbatterci
la porta in faccia, con un movimento rapido cercai di guardare
all'interno del cortile, alla ricerca almeno di un qualche indizio
e....Bingo !!!! Nel garage, proprio alle sue spalle, ci stava
una rastrelliera dalla quale pendevano appese sei o sette sciabole
Mi Dab.
Ma brava la nonnetta, e adesso che il mastino si è attaccato
all'osso, sei davvero convinta che molli? Tornammo all'attacco,
più decisi che mai; per essere qualcuno che non sapeva nulla
di arti marziali, questo signore collezionava oggetti alquanto
sospetti no?!? Alla fine esausta cedette ed ammise la ...colpa.
Ci disse tuttavia che il signore che cercavamo, ossia suo marito,
non era a casa in quel momento, ma si trovava al Parco Sanam
Luang ad arbitrare le gare di Wau, di aquiloni. A quel punto
gli chiedemmo in quale punto lo potevamo trovare, dal momento
che il parco non è esattamente piccolo, ma lei, sfuggente ci
disse solo di andare là e di chiedere. Perfetto! Più o meno
come cercare un ago nel pagliaio, come andare in un mercato
domenicale a chiedere del signor Mario Rossi.
Oramai che eravamo in ballo, tanto valeva ballare fino in fondo!
Pigliammo l'autista e ci facemmo portare nuovamente al Parco
Sanam Luang che, guarda caso era esattamente di fronte al nostro
Hotel; dicono che partendo di qua e andando sempre diritti attraverso
l'universo alla fine si ritornerebbe al punto di partenza, in
Thailandia ne ebbi la prova! Chiesi perplesso a Marco chi dovessimo
fermare per primo a chiedere, laconico mi rispose, ma dai uno
qualunque! Così fermai un signore a caso in mezzo alla folla
pazzesca che ci attorniava e, in inglese chiesi se conosceva
il Maestro Thonglor Trairat. Subito questi, senza nemmeno mezzo
secondo di esitazione, ci indicò un anziano signore che, seduto
in mezzo al parco e armato solo di carta e penna, prendeva nota
di chi vinceva la gara di aquiloni.
Attoniti ed inebetiti ci avvicinammo e, dopo il rituale saluto
a mani giunte in uso in Thailandia (Wai), ci presentammo. Il
Maestro era troppo occupato con gli aquiloni, senza quasi degnarci
di uno sguardo disse frettolosamente - lo so! lo so chi siete,
sapevo che dovevate arrivare, ma ora sono occupato, tornate
domani per le ore 15.00 a casa mia!- così dicendo ci congedò.
Dopo averlo ringraziato e salutato, ce ne andammo ancora più
stupiti e perplessi, il mondo pareva perdere le coordinate,
come faceva a saperlo già? In Thailandia, all'epoca non vi erano
telefonini, nè lui ne possedeva; chi poteva averlo avvisato,
visto che eravamo appena usciti da casa sua, senz'altro non
sua moglie! Il mistero ora si infittiva, ma imparammo ben presto
a fare come fanno i Thai, mai porsi troppe domande, accetta
quel che capita così come viene, non darti pensiero......l'Asia
è anche questo! La mattina dopo decidemmo di iscriverci ad un
corso di massaggio tradizionale Thailandese (Nuat Paen Boran),
che si teneva presso la più prestigiosa Scuola del paese, che
si trovava all'interno del Wat Poh (Tempio del Buddha Reclinato).
Tutte le mattine, per una decina di giorni, saremmo stati impegnati
in questo studio, ma prima volevamo avere un assaggio di questa
tecnica. Il costo era davvero irrisorio, all'interno della sala
vi era una trentina di pedane e, massaggiatori e massaggiatrici
esperte, lavoravano su innumerevoli pazienti. Ad attenderci
c'erano tre operatori, due ragazze, una carinissima ed un altra
un cesso, poi un uomo dalle tendenze all'apparenza non eccessivamente
maschie. Tutti mentalmente facemmo le corna augurandosi di non
finire proprio con lui, ma il destino è spietato: a Marco il
cesso, a Vito la superfigona, al sottoscritto il superculattone.
Vidi la tensione scaricarsi subito dal viso dei miei compagni,
la mia invece era destinata ad aumentare vertiginosamente e......che
tormentone che mi fecero passare. Imprevisti a parte, il massaggio
fu davvero splendido; per gli altri due, specie per Vito fu
ancor più splendido, ma tant'è, si sa, la fortuna è cieca ma
la sfiga ci vede benissimo. Di ritorno dal tempio, decidemmo
di cambiare Hotel.
Perchè dovevamo pagare quasi ventimila lire, per un pernottamento
e prima colazione, quando nel vicino quartiere di Banglampoo,
c'erano Guest House più economiche ? In quattro e quattr'otto,
preparammo i bagagli e via! Trovammo un posto che faceva al
caso nostro: Banglampoo Guest House, un nome, un programma.
Lì con settemila lire avevamo una stanza con tre letti, un televisore
ed un bagno: nel quartiere di Banglampoo si trova anche la famosa
Khao Sarn Road, visibile anche nel film con Di Caprio, "The
Beach". Chi ha scritto il romanzo dal quale è stato tratto il
film, doveva trovarsi là esattamente nel periodo che c'eravamo
anche noi, infatti, questi ha soggiornato lì in marzo del 1992
e lì ha iniziato a scrivere il libro. Tutti i Globe Trotter
del mondo, che girano con pochi soldi finiscono inevitabilmente
in questo posto. In questa via, lunga circa un chilometro sono
concentrate tutte le Guest House per poveri disgraziati giramondo,
gente che abbonda di sogni e scarseggia di "money".
Gli ultimi dinosauri superstiti della generazione Hippy, ex
ragazzi anni 70, gente anche anzianotta, attrezzata di monili,
tatuaggi, treccine e pelle conciata come il cuoio, si muovono
con disinvoltura a proprio agio tra un pub ed un bar, bevendo
birra e raccontandosi le proprie avventure, per tre quarti inventate
naturalmente. Alle ore 15.00 in punto noi eravamo puntualissimi
davanti al portone del Maestro. Suonammo. Venne ad aprirci un
inserviente e ci accompagnò all'interno. La casa è una classica
costruzione in legno di Teak, bellissima ed antica, davanti
ad essa c'era un piazzale di cemento abbastanza vasto, con in
un angolo la classica casetta degli spiriti alla quale, anche
noi, come consuetudine, portammo rispetto con un inchino a mani
giunte. Per i Thailandesi è molto importante questo gesto di
rispetto, gli spiriti tutelari della casa dovevano accettare,
accogliere e proteggere l'ospite, diversamente potevano diventare
anche permalosi. Sul piazzale, una ventina di persone si addestrava
con le spade, alcuni combattevano, altri ripassavano il Ram
Awut (Danze Sacre Guerriere), altri provavano i fondamentali.
All'apparenza, tutti sembravano estremamente concentrati in
quello che facevano.
Il Maestro ci accolse gentilmente, ci invitò ad entrare in casa
con lui: Ci togliemmo le scarpe, come consuetudine e lo seguimmo.
Parlava un inglese stentato ma tuttavia abbastanza comprensibile.
Ci fece sedere, la domestica portò dei bicchieri d'acqua che
bevemmo avidamente dato il caldo, poi iniziò l'intervista. A
dire il vero non fummo noi ad intervistare lui, ma esattamente
l'opposto. Volle sapere chi eravamo, da dove venivamo, che intenzioni
avevamo, che arti marziali avevo studiato e quali stili. Dopo
avergli raccontato praticamente tutto, parve soppesare con calma
quanto appreso per meglio assimilarlo.
Ad un tratto si alzò e mi invitò a dimostrare la mia abilità.
Preoccupato ed intimidito mi alzai a mia volta, ma le previsioni
del tempo segnavano grandine ed un mare di merda per il sottoscritto.
Gli altri due fetentoni stavano lì, seduti con un ghigno malefico
stampato in faccia. Il Maestro non è molto alto, ma il suo fisico
magro e muscoloso prometteva un sacco enorme di problemi. Gli
feci il saluto e mi preparai a combattere; abituato alle subrettistiche
posizioni del Kung Fu, mi aspettavo che anche lui assumesse
qualche atteggiamento difensivo, che ne so, magari la guardia
in uso nel Muay Thai. E invece no, stava lì, in piedi a guardarmi,
con un sorisetto sarcastico, le braccia completamente distese,
le spalle rilassate. La cosa non mi piaceva, non avevo dubbi
sul fatto che, se lo avessi centrato con uno dei miei colpi,
a potenza piena, lo avrei steso all'istante.
A guardarlo bene sembrava persino inoffensivo, come si fa ad
attaccare qualcuno che ti ride in faccia e all'apparenza indifeso?
Ad un certo punto capii che non aveva senso stare lì come un
cretino, se voleva la guerra io avrei fatto il mio meglio per
dargliela. Iniziai a descrivere un cerchio attorno a lui, camminando
basso e con la guardia delle mani aperta come si usa nello stile
Pa Kwa. La mia mossa lo incuriosì davvero, mise le mani sulle
ginocchia e si abbassò con la testa per osservarmi meglio. Ma
dai! Mi sentivo già un coglione totale! Ad un tratto finii la
sceneggiata "napuletana", presi la posizione tipica del Wing
Chun al che lui mi chiese: "Non è per caso, che stai facendo
quello stile che ha inventato una donna ?". "Si!" - risposi
io orgoglioso e lui di rimando: "ma tu sei una donna? Non è
che per caso..." e seguì un gesto internazionale comprensibilissimo.
"No maestro, non lo sono assolutamente". "Allora perchè ti metti
a scimmiotare quel che fanno le donne?" Ora da orgoglioso mi
sentivo solo "orgoglione". Lui imperterrito riprese. "ma perchè
sti cinesi devono per forza andare sempre ad imitare qualcun
altro, un uomo è un uomo, non è una Tigre, non è un Drago od
un serpente e tanto meno una Mantide, come si fa a giungere
a se stessi, andando sempre a cercare di immedesimarsi in qualcosa
che non si può essere, che è diverso da noi? Perchè l'uomo non
può cercare di studiare l'unico stile possibile, quello di un
solo animale: l'uomo! Penso proprio che i cinesi non li capirò
mai !". Io capivo tutto quel che diceva, ma non potevo attaccarlo
diversamente dal tipo di programmi che avevo appreso in così
tanti anni, così tanto valeva farla finita e partire con forza
e decisione.
Aprii con un calcio improvviso che avrebbe abbattuto all'istante
un toro. Quel che accadde poi, me lo rivedo come fosse al rallentatore.
Il Maestro scivolò di lato, fluido e veloce come un lupo, eseguendo
una rotazione con le gambe, poi inforcò la mia gamba con il
braccio sinistro, la destra mi afferrò saldamente la testa e
con un altra rotazione, questa volta in senso opposto mi scaraventò
rapido a terra come un povero sacco di merda di cui, schifati,
ci si vuol liberare. Evvualà! Tutti a ridere ed io a piangere!
Non era tanto la rapida sconfitta, o la caduta, a farmi male,
io soffrivo dentro. Tutto il mio orgoglio, tutti gli anni spesi
a fare sacrifici, tutti gli allenamenti, tutte le "Forme" che
avevo ripetuto come un ossesso, credendo di diventare Bruce
Lee, mi passavano per la mente.
Non mi aveva sconfitto la sua forza fisica, lo avrei accettato
molto più facilmente, mi deprimeva l'eleganza e la semplicità
magnifica di quello che aveva fatto. Questo era diverso dagli
incontri di Muay Thai sportiva che avevo visto, non gli assomigliava
proprio. Era la tecnica pura e semplice, la strategia e l'intelligenza
di una persona, che aveva appreso l'arte di scegliere il ritmo
ed il tempo giusto per muoversi, sfruttando come nel principio
dell'Aikido, la mia forza a suo favore. Ero allibito, bloccato
ed incapace di formulare un qualunque pensiero, me ne stavo
lì a terra, con un sorriso ebete in faccia, mentre tutti gli
altri ridevano a crepapelle. Le emozioni dentro di me erano
come un mare in tempesta, credetti di essere giunto ad avere
una piccola illuminazione, un piccolo Nirvana. La mia mente
capiva di aver incontrato l'eccellenza, la Madre di tutte le
Arti Marziali, la loro quintessenza. Ricordo ancora le sue prime
parole: "per combattere ragazzo, bisogna prima imparare a camminare
!". Dopo avermi schiantato, il Maestro ci spiegò la ragione
per la quale il mio modo di combattere era completamente sbagliato.
"Quello che hai appreso finora, non è per combattere, ma solo
per fare spettacolo.
Tutti quei movimenti fioriti non servono assolutamente a nulla
e la posizione delle tue gambe non conferisce al tuo corpo nè
stabilità, nè velocità. Lo rende solo più aggraziato, flessibile;
quando in realtà dovresti combattere, tu danzi. Esegui un interpretazione
teatrale di quello che l'ideale estetico del combattimento;
il messaggio che intendi trasmettere non è sostanzialmente diverso
da quello che intendono dare gli attori dell'Opera di Pechino,
la differenza è che loro fingono, non devono scontrarsi realmente.
Se lo facessero non potrebbero assumere quegli atteggiamenti.
Il perchè i cinesi abbiano elaborato sistemi basati su movimenti
inapplicabili e perfettamente inutili, mi è oscuro, certamente
in battaglia non potevano fare così..... Lo stesso concetto
naturalmente vale anche per il Tai Ch'i Chuan, chi ne ha compreso
veramente i principi che lo regolano, capisce che non c'è assolutamente
nessun bisogno di praticarlo!". Come ?- state pensando voi!
Ma è semplice, bisogna solamente essere onesti, come tecnica
di difesa personale è a tutti gli effetti pressoché inutile,
chi sostiene il contrario mente: venga e me lo dimostri pure,
visto che credo di conoscerlo un pochino anch'io avendolo praticato
per ventitre anni; punto secondo, chi crede che praticandolo
può giungere ad unificare mente e corpo, deve sapere che al
medesimo traguardo vi può arrivare anche pulendosi il sedere,
come affermò una volta un mio amico.
Il principio del Tai Ch'i, infatti, è quello di eseguire movimenti
lenti, basati naturalmente sugli animali, coordinandoli con
la respirazione e mantenendo la mente ferma, presente nel gesto.
Beh ! se è per questo lo faccio tutte le volte che vado al cesso,
ma non solo, posso eseguire qualsiasi movimento al mondo, tagliare
l'erba, mangiare gli spaghetti, giocare a scacchi, scopare,
ecc…..praticamente tutto, mantenendo questo atteggiamento mentale,
ed otterrei comunque gli stessi benefici. Quindi bene per chi
vuole studiare il Tai Ch'i, può essere importante da un punto
di vista antropologico, per comprendere i rituali ginnici di
una grande civiltà come quella cinese, insomma uno sfizio culturale
che possiamo oggi soddisfare in una miriade di palestre, ma
utile come qualsiasi altro lavoro, se il nostro fine è solo
quello di unificare mente e corpo, comprendere che cos'è l'energia
interna.
Ricordatevi poi che c'è una grande mistificazione sotto, perché
gli asiatici, non avendo alle spalle una religione come quella
cattolica, che nel medio evo sancì la superiorità della mente
sul corpo provocandone la frattura spirituale tra i due elementi,
non sanno che cosa significhi avere mente e corpo divisi. Essi
danno già per scontato che, anche nell'uomo occidentale, questa
non sia che l'unica condizione dell'esistenza possibile. In
Thailandia per esempio, quando parlavo loro di mente e corpo
come di due entità diverse e divise, da riunire armonicamente
in una, letteralmente non capivano di che cosa stessi parlando.
Pensavano che stessi vaneggiando: e che altro modo di vivere
potrebbe mai esserci? E che vita è quella nella quale il corpo
và da una parte mentre la mente và da un'altra? Per essi era
un assioma, qualcosa di acquisito dalla nascita, erano nati
in una religione, quella Buddista, nella quale la mente non
è che una modalità fine della materia e la materia non è che
una modalità grossolana dello spirito, sostanzialmente identici.
Come noi in definitiva fatichiamo a addentrarci nel mondo simbolico
ed allegorico degli orientali, così per essi è molto oscuro
il mondo delle categorie rigide, delle divisioni e delle suddivisioni,
catalogazioni, razionalizzazioni e codificazioni, cosi care
alle menti logiche e schematiche dell'uomo occidentale. Gettare
un ponte non è facile, ma non è nemmeno impossibile, occorrono
tuttavia due doti: l'onestà e l'umiltà; qualità purtroppo in
via di estinzione da noi. "Il Kung Fu dal mio punto di vista"
diceva il Maestro Thonglor, "ha smesso da più di un centinaio
di anni di essere un problema. Ricordo che, quando ancora ero
bambino, lo stato doveva rimodernare il suo esercito, ma i soldi
scarseggiavano. Così fu indetta una gara di Arti Marziali: Thailandia
sfida il resto del mondo. Vennero mandati inviti a tutti i paesi
asiatici, molti accettarono il confronto, che si tenne proprio
in Sanam Luang. Da tutto il paese arrivarono migliaia di persone
e pagarono un biglietto per assistere. Anche mio zio, arrivò
da Chang Mai per vedere, e prese me bambino con lui, per fargli
un po' di compagnia. Lo zio aveva serbato per l'occasione un
costoso sigaro ed aspettava l'incontro clou della serata per
accenderlo.
Dopo aver sgominato gli avversari, rimasero sul ring il campione
Thailandese e quello Cinese. Ora toccava a loro due contendersi
il titolo. Presero le distanze e, mentre l'arbitro dava il via,
mio zio tirò fuori il suo sacro sigaro. Si girò da un lato con
il fiammifero e gli diede due pippate, quando voltò nuovamente
la testa, l'incontro era già giunto al suo triste epilogo. Il
Thailandese era infatti partito subito all'attacco e con una
secca gomitata aveva ucciso il Cinese; mio zio tristissimo si
era perso l'incontro e ce ne tornammo a casa. La domanda che
io mi posi fino da allora, è semplice: perchè? su questo dobbiamo
riflettere, solo su questo, perchè ? perchè? Quello che io insegno
è un perfezionamento di quanto ho appreso da mio padre, e mio
padre da suo padre, e l'arte non è mai stata per più di una
generazione uguale; io l'ho modificata, aggiungendo o cambiando
le tecniche affinchè fossero più micidiali, mio padre a suo
tempo fece lo stesso con quello che aveva appreso dal nonno.
Non l'ho fatto in segreto, con mio padre facevamo le ore piccole,
discutendo assieme sull'efficacia o meno di una tecnica che
avevo deciso di modificare per migliorarla, qualche volta litigavamo
anche, ma alla fine ogni dubbio veniva risolto e il cambiamento
veniva effettuato. Mio padre era orgoglioso di me, felice nel
vedere che suo figlio rendeva più efficace, più mortale lo stile
di famiglia di Krabi Krabong. Le vittorie continue che ho ottenuto,
misurandomi in gioventù contro tutti i più forti combattenti
di Muay Thai e di Krabi Krabong del paese, fino ad essere stato
scelto dal re in persona per addestrare le sue guardie del corpo;
le continue vittorie fino ai giorni nostri dei miei allievi
ai Campionati Mondiali della specialità, ma anche alle gare
di scherma internazionale che si tengono ai Giochi Panasiatici,
sono la dimostrazione più evidente che questa scelta di perfezionare
l'arte era più che mai giusta. Di questo lavoro continuo di
perfezionamento ne vado fiero, deve essere così, l'arte deve
cambiare, migliorare, liberarsi di tutto quello che non è veramente
valido, in questo processo di continuo miglioramento c'è il
segreto, se così lo possiamo chiamare, dell'imbattibilità del
popolo thai nelle arti marziali. Questo il segreto per il quale
non siamo mai divenuti una colonia nelle mani di qualche potenza
straniera, come invece è accaduto a tutti gli altri paesi che
ci sono limitrofi. Anche la Cina ha dovuto chinare il capo agli
Inglesi ai primi del novecento; la rivolta dei Boxers (1912)
fu un autentico fallimento, finirono trucidati tutti quanti,
le loro filosofie mistiche sull'Energia Interna Ch'i, che avrebbe
dovuto proteggerli dai proiettili del nemico si dimostrarono
false; fu una mattanza, una inutile carneficina che si sarebbe
potuta evitare. Nelle arti cinesi invece vige l'opinione opposta,
essi vanno fieri di poter affermare che lo stile, la forma o
la tecnica è rimasta inalterata, identica a come veniva fatta
migliaia di anni fa. Perchè ? Che vantaggio c'è in questo? Se
un Maestro cinquecento o mille anni fa, ha creato una stupidaggine,
magari perchè era zoppo e combatteva meglio su una sola gamba,
essi in onore alla tradizione, la ripetono ancora , tramandandola
ai posteri pressoché inalterata. Ti dicono : vedi, è lo stile
della Gru, se quel grande patriarca che l'ha inventato lo ha
insegnato e trasmesso così, ce ne sarà pure una ragione no?
Chi mai sono io per permettermi di modificarlo? Come posso permettermi
di dire che è inefficace… dovrei perdere vent'anni di pratica
prima di poter affermare una cosa del genere ! Ma io non posso
buttare via vent'anni della mia già corta vita per capire se
una cosa va bene o no, non sono un immortale. La risposta sul
perché i cinesi facciano così, me la fornisce in modo semplice
e chiaro il grande Confucio, il fondatore di quella filosofia
ritualistica basata sul rispetto per gli antenati che ha permeato
per migliaia di anni la cultura della Cina fino ai giorni nostri,
superando perfino la grande rivoluzione culturale, imposta da
Mao Tze Tung e le sue Guardie Rosse al loro martoriato paese.
Confucio diceva testualmente: " Io non sono venuto per cambiare;
io trasmetto, non innovo; tramando e basta!". Ecco ciò che veramente
conta nella cultura cinese, quella che loro considerano una
forza: tramandare, non innovare, cambiare, migliorare o perfezionare.
Ma purtroppo, come afferma una pubblicità: "Non vincerete le
battaglie di domani con la tecnologia di ieri!", e i fatti dicono
che le cose stanno esattamente così. Vedete ciò che conta è
imparare a ragionare da soli, a non credere ciecamente in quello
che ti insegnano, dovete invece imparare ad essere critici,
e a chiedere spiegazioni ogni qual volta il vostro maestro vi
insegna qualche tecnica che non vi convince, inoltre badate
bene che le sue spiegazioni siano convincenti, mettetelo alla
prova, non dovete esitare. Se tu avessi fatto così, certamente
non avresti eseguito quei movimenti così palesemente inutili
e scontati." "Maestro!" risposi - "io non mi sono mai permesso
di criticare i miei insegnanti, anche quando capivo che qualcosa
non andava bene o non poteva funzionare, mi sembrava una mancanza
di rispetto". "Anche qui hai sbagliato, un vero maestro non
si deve offendere, anzi deve ringraziare l'allievo poichè gli
dà l'opportunità di dimostrare la validità del suo insegnamento.
Chi si offende o si irrita, dimostra solo di non conoscere la
risposta al quesito ed in definitiva prova anche la sua malafede;
insegna senza sapere se quello che trasmette è efficace o no
e, anche se è consapevole della sua inutilità, sfrutta questa
conoscenza stupida per farci i soldi con quelli come te. Ma
sono proprio tutti così gli insegnanti di arti marziali nel
vostro paese ? Fai anche tu come loro ?" "No, Maestro, finora
tutti i miei allievi si sono fidati ciecamente di me e del mio
insegnamento, non mi hanno mai posto domande, ma certamente
io non avrei avuto una risposta valida da dare loro. E' il dubbio
invece che si è impadronito di me, sono io che non credo più
nel Kung Fu, ed è questa la ragione per la quale oggi sono qui
da lei". "Mi fa piacere l'onore che mi dai, ma io non ho tempo
per voi, sono troppo occupato, il mio solo interesse è insegnare
a coloro che desiderano veramente apprendere la strada del "Guerriero";
solo a questi impartisco le mie lezioni, a patto che siano disposti
ad apprendere tutto ciò che è necessario con pazienza e costanza.
Le mie lezioni sono gratuite, questo per volere di mio padre
che, prima di morire mi chiese di trasmettere l'arte a beneficio
delle prossime generazioni, per questo io mi seleziono coloro
che desiderano apprendere questo cammino ed è giusto che sia
così perché, se un giovane ha nella vita uno scopo così grandioso
e magnifico da indurmi ad investire il mio tempo nel suo addestramento,
sarebbe immorale ed ingiusto che pretendessi da lui anche un
solo Bath. Alla fine egli dovrà comprendere che in realtà gli
insegnamenti che ha ricevuto provengono da una fonte più alta,
non da me, ma attraverso me. Io alla fine non sono che un intermediario,
uno dei veicoli attraverso i quali gli Dei aiutano i giovani
a raggiungere il loro scopo; e aveva ragione mio padre: io non
posso far pagare quello che loro donano con o senza il mio contributo.
Inoltre ora stiamo organizzando i Campionati di Krabi Krabong,
tutt'al più, se siete ancora qui, potrete venire a vederli".
"Maestro, con rispetto, non ho fatto quindicimila chilometri,
solamente per assistere a delle gare, è nostro preciso desiderio
essere accettati come allievi nella sua scuola". "Mi dispiace"
- rispose risoluto e serio: " io non ho davvero tempo e comunque
nessun occidentale è mai stato accolto in questa scuola, non
siete seri abbastanza, per un addestramento come questo, non
posso davvero, magari un altra volta....". "Sì ! ma forse",
pensai io, dentro di me, questo non sa che razza di testa dura
ho io, lui sarà il genio delle arti marziali, ma io posso garantire
due palle grandi come boccie da bowling. Il Maestro Thonglor
ci accompagnò alla porta per congedarci, al momento di accomiatarsi
io uscii con una minaccia degna dei migliori film di Shaolin:
"Maestro, se lei non mi accetta, io rimarrò seduto qui fuori
fino a quando avrà cambiato idea nei miei confronti". Oramai
la palla era stata tratta, non ci si poteva più tirare indietro!
Lui serafico: "Benissimo! ma credo che ti stancherai tu prima!",
la sfida era lanciata e la tensione assieme con il silenzio,
iniziava a farsi davvero sentire, ma io ero troppo determinato
e non mi sarei fatto scappare per niente al mondo un occasione
del genere. Ho sempre fatto vanto della mia discreta abilità
come combattente, quando uno mi abbatte dopo un secondo, prendendomi
il tempo come aveva fatto lui, con quella grazia e quella semplicità,
no! Sarò pure uno che ha fatto cazzate per ventitre anni, ma
so riconoscere la grandezza quando la incontro e questo qua
era tutto fuorchè una persona normale. Emanava fascino e aveva
carisma da vendere, inoltre da ogni gesto traspariva semplicità
e naturalezza, non c'era niente di costruito, lui era Lui, punto
e basta, ed era proprio così! Alla fine il Maestro Thonglor
scosse la testa e si mise a ridere come un bambino, ci disse.
"Va bene ! Va bene ! ma ricordatevi che qui è dura e non c'è
democrazia, farete esattamente quello che vi dirò di fare e
voi dovrete dare il vostro meglio, queste sono le condizioni.
Se qualcosa non mi soddisferà di voi, ve ne andrete senza discutere,
ci vediamo domani alle 14.00 qui!". Bingo ! era fatta, ce l'avevamo
fatta davvero, non mi sembrava vero! Mi venne in mente una massima
che dice: quando l'allievo è pronto, troverà anche il Maestro
giusto per lui. Sono ancor oggi convinto della validità di questa
frase. I giorni che seguirono furono davvero di fuoco, ma non
solo per la temperatura folle che c'è in questo paese, sopratutto
per la durezza degli allenamenti. In Italia non eravamo abituati
a questo regime forzato; non solo ci veniva richiesto di provare
centinaia di volte la stessa tecnica, ma dovevamo fare anche
uno sforzo notevole per ricordarci tutto quello che ci veniva
insegnato. Non avevo mai lavorato in quel modo con delle spade
vere: "Dovete iniziare dalle cose più semplici, avete bisogno
di acquistare velocità, controllo e ritmo" diceva paziente il
Maestro. Lui, tante volte ci imbastiva su una tecnica poi se
ne andava, lasciandoci là, sotto il sole a 40 e passa gradi
a provare in continuazione. Talvolta ci seguiva una delle figlie
del Maestro, Phityù, che ci faceva sentire merdacce al suo confronto;
lo scopo dichiarato di questi allenamenti non era solamente
quello di farci apprendere una nuova disciplina, ma quello di
forgiare il nostro carattere, indurirci, abituarci a soffrire
e a spingerci continuamente a superare i nostri limiti. A me
venivano in mente le parole scritte da Louis A. Tartaglia: "Cercate
di forgiare il vostro carattere. Richiede disciplina mentale
e coerenza di spirito. La coerenza di spirito è armonia di pensiero,
parola e azione. Il bravo schermitore è sostanzialmente colui
che sa controllare i propri pensieri". Altre volte ancora c'era
il Maestro Wa Hoen, un vecchietto meraviglioso e paziente, anche
lui allievo del papà del mio mentore, che si muoveva come una
libellula. Assieme a noi, molti altri thailandesi, tra i quali
anche quella che sarebbe diventata mia moglie. Lei parlava meglio
degli altri in inglese e pertanto faceva da tramite con il maestro
Wa Hoen, che non lo parlava. Ci disse che l'anziano insegnante
era considerato il più bravo interprete di Ram Awut (Danze Sacre
Guerriere) di tutto il paese e che la brutta cicatrice che gli
attraversava la faccia doveva imputarsi probabilmente ad un
colpo di spada ricevuto in giovane età. Se mai avessimo avuto
bisogno di un avvertimento, circa la pericolosità di quanto
stavamo facendo, ora lo avevamo avuto. Le botte, gli ematomi,
le contusioni, il dolore ai muscoli, diventavano ogni giorno
più pesanti da sopportarsi; per gioco li contavamo e facevamo
a gara chi ne avesse collezionati di più, ma è stata una fortuna
anche per me avere dei compagni come questi, che non mollavano.
Ci incoraggiavamo a tenere duro l'uno con l'altro e le risate
che ogni tanto facevamo sulle nostre miserabili condizioni,
servivano a sdrammatizzare in un certo modo la situazione. Poi
arrivò il Fratello Maggiore Virat e le cose da pesanti che erano,
divennero drammatiche ed insostenibili davvero. Avete presente
il Sergente cattivo che si vede in tanti film americani, che
ne so, tipo quello di: "Ufficiale e gentiluomo"; ecco! Quello
era capitato proprio a noi. Non parlava inglese, si infuriava,
sbraitava ogni qualvolta non era soddisfatto di come era stata
eseguita la tecnica, e allora arrivava lui e tutti temevamo
per la nostra incolumità: quello ti menava per davvero! Poi
a tratti scoppiava a ridere, per tornare serio un secondo dopo
quando, per simpatia, anche tu tentavi di tirare le labbra in
un tentativo maldestro di sorriso. Era una roccia vivente, bravissimo
indubbiamente, esattamente il tipo di persona con la quale non
vorresti mai litigare in vita tua. Tuttavia anche lui, in un
modo tutto suo, era gentile con noi; lo capivamo da tanti piccoli
gesti. Si vedeva che aveva ricevuto l'incarico dal Maestro Thonglor,
occupato in altre faccende, e voleva essere all'altezza del
compito assegnatoli. Man mano che l'apprendimento proseguiva,
il nostro stupore aumentava: le tecniche di Mae Mai Muay Thai
della Scuola Sritrairat erano incredibilmente crudeli e violente.
Con una si rompeva la carotide all'avversario, con un altra
lo si storpiava a vita, un altra ancora spezzava la colonna
vertebrale in tre diversi punti, altri colpi ancora servivano
a spezzare femori, ossa iliache, sfondare le costole, spezzare
il collo, rompere le ginocchia, soffocare, disarticolare, smembrare,
rompere, disintegrare in una miriade di modi tutti ugualmente
terribili. A quel punto compresi la "bontà" del mio Maestro
quando, durante il nostro confronto, si limitò a farmi cadere
a terra; avrebbe potuto uccidermi in una sessantina di modi
diversi e non avrei avuto nemmeno il tempo per accorgermene.
E' evidente la ragione per la quale era stato scelto per addestrare
i superguerrieri dei reparti Forze Speciali Thailandesi; non
avrebbero potuto avere fonte più adatta per il tipo di preparazione
che era loro richiesta. Nonostante l'età avanzata, il Maestro
sembrava un folletto, sempre con il sorriso sulle labbra, saltava,
schivava, stornava, attaccava e contrattaccava, vincendo con
la stessa facilità, principianti come noi ed esperti che lo
seguivano da anni; questo indifferentemente, sia che combattessero
a mani nude che all'arma bianca. L'eccellenza raggiunta sprigionava
da ogni gesto, anche quello più semplice sembrava bellissimo,
portava in se una carica di energia irresistibile e tutto l'ambiente
nel quale si praticava era sereno, privo di tensioni. Tutti
sorridevano felici di stare con lui e, senza bisogno di forzature,
ognuno cercava di dare il meglio di se, di dimostrarsi all'altezza
dell'insegnamento che gli veniva impartito. Anche con le armi
bianche, spessissimo i colpi andavano a segno, lasciandoci contusi
e doloranti, talvolta anche in maniera molto pesante, tuttavia
nessuno si lamentava, non c'era posto per le "frigne", si rideva
nel dolore a denti stretti e si proseguiva. Da parte mia, se
gli altri thailandesi non si lamentavano, sicuramente non sarei
stato io il primo a farlo! In Thailandia la disciplina del Krabi
Krabong può essere appresa alla perfezione, a patto di avere
il coraggio e la determinazione per resistere alla tremenda
durezza degli addestramenti, e di avere la pazienza per assimilare
con calma, senza fretta, le basi ed i principi geometrici che
lo governano. Chi come me, Marco e Vito, è stato fortunato,
ha potuto apprendere l'arte presso la scuola del Maestro Thonglor
Trairat, lo Sritrairatana Fencing Club, che è erede di un antica
tradizione, paragonabile a quella del Tempio cinese di Shaolin.
Anche in Thailandia, come in Cina, alcuni monaci sono esteti
e guerrieri, l'insegnamento del combattimento è la loro forma
di azione giusta e retta. Sebbene le armi da fuoco abbiano sostituito
le spade e lo scudo, i soldati dell'esercito thailandese, come
già accennato, studiano ancor oggi gli antichi metodi di combattimento,
sotto la guida del patriarca Maestro Thonglor. "Le pistole vanno
bene fino a quando ci sono munizioni, ma cosa fate quando le
munizioni terminano ?" Il Maestro può fare questa domanda, perchè
è forse l'unico in grado di insegnare una risposta valida. Il
fondamento del Krabi Krabong è comunque il combattimento disarmato,
il Mae Mai Muay Thai. Prima di prendere la spada, infatti, devi
sviluppare ed addestrare le armi naturali del corpo. Devi badare
attentamente al concatenamento dei colpi, alle rotture e agli
attacchi sviluppati sui punti di pressione, che rendono l'arte
del Krabi Krabong così mortalmente pericolosa. Dopo aver acquisito
una buona mobilità sulle gambe, attraverso gli spostamenti tattici
Sam Liang, ed aver appreso il modo corretto di colpire e bloccare
con potenza, sei pronto ad impugnare la sciabola. Sebbene le
varie armi si possano usare sia singolarmente che in coppia,
i principi del combattimento thailandese rimangono gli stessi:
ruotare, scaricare la forza all'avversario, potenza e velocità
estreme nella risposta. Poichè anche nell'allenamento i tagli
con le spade e gli attacchi con le altre armi vengono eseguiti
a piena potenza, il difensore è costretto a bloccare o ad evadere
completamente l'attacco. Per aumentare la potenza del colpo,
inoltre, viene usato il movimento di tutto il corpo in coordinazione
con il lavoro dei piedi in Sam Liang : si caricano i colpi spostandoci
sugli avvampiedi, sui tarsi, e nel movimento in avanti portiamo
l'attacco. Le parate devono essere precise al millimetro e,
se non si para con la giusta angolazione e con la tensione corretta,
l'attacco nemico esploderà all'interno della nostra guardia.
Con l'aumentare del livello di abilità, le combinazioni tecniche
( i Khrom) diventano sempre più complesse e meno strutturate,
fino a quando l'azione diventa così veloce da risultare quasi
indistinguibile per chi osserva. L'enfasi è posta sempre sulla
velocità estrema e sulla potenza esplosiva dell'attacco o del
contrattacco, anzi andrò oltre dicendo che, difesa ed attacco
arrivano a coincidere. Sono le due facce della stessa moneta,
quella moneta che consente di comprare il dominio assoluto sull'avversario.
La difesa è l'alito vitale che si inspira, mentre l'attacco
è il respiro che viene emesso. Proprio come non si pensa ad
inspirare ed espirare, così non bisogna mai dividere, separare
la difesa dall'attacco. Come già detto, la lotta Krabi Krabong
è nata allo scopo di esercitare i guerrieri e prepararli alla
battaglia, al combattimento reale in maniera quanto più verosimile
possibile e sviluppare così le qualità di un buon guerriero:
destrezza, forza, coraggio e determinazione. Come dice il mio
maestro, dovete diventare imbattibili in difesa, micidiali in
attacco. Uno degli elementi che contribuivano a schiantarci
era la sete, tutti i thai presenti si dissetavano da una secchia
di ferro riempita d'acqua, tutti lì ci mettevano la bocca, compresi
due cani rognosi, con le piaghe aperte sul corpo, che il maestro
aveva accolto in casa sua. Perfino le galline che circolavano
nel piazzale andavano a rifocillarsi in questo secchio. La cosa
faceva indubbiamente schifo, ma chi avrebbe avuto il coraggio
di fare il fighetta, presentandosi all'allenamento con delle
bottiglie d'acqua acquistate lungo la strada? Così mettemmo
da parte ogni indugio e ci buttammo anche noi a bere come facevano
tutti, dalla stessa fonte; in fondo se non faceva male a loro,
perchè mai avrebbe dovuto fare qualcosa a noi ? Anche questo,
scoprimmo poi a nostre spese, non era vero, perchè i Thai hanno
degli anticorpi grandi come scarafaggi, con il loro sangue si
potrebbero studiare nuovi vaccini. La cosa più impressionante
poi, era la quantità enorme di acqua che bevevamo: calcolai
all'incirca diciotto litri al giorno. La sera inoltre eravamo
così stanchi, che qualche volta andavamo a letto senza neppure
mangiare, non ci era rimasto neppure l'appetito. Nel mese e
mezzo che mi fermai a Bangkok nel 1992, persi più di dieci chili,
tornai a casa che ero ridotto ad uno stupido e buffo scheletrino.
Una sera decidemmo di darci una mossa, così andammo al "Paradise",
una megadiscoteca, vicino al ristorante Chao Phraya dove nel
1995 avrei fatto il pranzo di matrimonio. Ci sedemmo a dei tavolini,
più come degli osservatori antropologici che altro, per vedere
cosa facevano i Thai, scoprimmo così che i Thai non fanno assolutamente
niente di diverso da quello che fanno milioni di imbecilli da
noi in Italia, unica differenza, ogni tanto c'era anche spazio
per qualche lento. Vito insisteva per un abbordaggio selvaggio,
io e Marco, più distesi ci guardavamo le bellezze locali, impegnate
in danze scatenate. Alla fine, un gruppetto di tre, si staccò
dalla pedana e si avvicinò a noi; essere abbordato era un esperienza
che mi mancava ed ero perciò curioso. Una di "queste " mi prese
per mano e quando si presentò, fu chiaro a tutti che si trattava
di travestiti; risate a crepapelle, con io che tentavo di scappare
da questi, mentre gli altri facevano strane insinuazioni sul
fatto che io mi attirassi sempre gente del genere. Un giorno,
constatammo che le nostre riserve economiche erano in crisi:
il portafoglio iniziava a piangere, così decidemmo di cambiare
ancora Guest House, ci trasferimmo al World Guest House, un
brutto edificio in cemento gestito da dei thailandesi mussulmani,
lì si pagava circa cinquemila lire al giorno; a voi potrà sembrare
un gesto da "peociosi", da pitocchi, ma con le duemila lire
risparmiate, laggiù si può mangiare una giornata, pertanto,
viste in quest'ottica, le cose assumono un valore molto diverso.
Giorno dopo giorno progredivamo nella disciplina e molte cose
che all'inizio ci parevano oscure, iniziavano ad acquistare
un significato nuovo. Il Krabi Krabong è una specialità complessa
, con tutta una serie di cerimoniali atti a preparare la mente
per un duello dal quale teoricamente, solamente uno ne uscirà
vivo. Le pratiche per favorire la concentrazione e l'ingresso
in stati alternativi di coscienza sono pertanto molto importanti.
Attraverso queste pratiche il combattente accede ad una forma
superiore di consapevolezza che è diversa da quella quotidiana.
In questo stato chiamato Satì, la mente è presente nel gesto
mentre nel contempo si modificano i parametri della percezione
spazio - temporale. I movimenti rapidi dell'avversario vengono
percepiti soggettivamente, come se si svolgessero al rallentatore,
mentre i processi metabolici dell'organismo subiscono in contemporanea
un accelerazione. Questi elementi comportano, da un lato la
possibilità di poter parare in tempo reale i colpi che ci giungono,
dall'altro di poter assorbire, apparentemente senza danno quelli
che invece giungono a segno. Chi osserva dall'esterno rimane
sconvolto dalla velocità paurosa con la quale i due contendenti
si attaccano e nello stesso tempo , dalla resistenza alle botte
ricevute che dimostrano. Sembrano quasi essere indifferenti
agli ematomi e alle contusioni, anche sanguinolente, che si
producono sul corpo quando vengono colpiti. Sembra di aver di
fronte una razza di super cyborg, un pò come nel film "Terminator".
Questo stato della mente è davvero importante, perchè crea le
condizioni giuste per aumentare le probabilità di portare a
casa la pelle, seppur un pò danneggiata. Questa sorta di Ch'i
Kung siamese, si chiama Kam Lang Pai Nai, che può essere tradotto
come: "Esercizi di fortificazione interna"; fanno parte dei
segreti che ogni scuola trasmette ai suoi adepti. La Forza Interna
viene chiamata Phalang Chit, ma di essa sono restii a parlarne,
non perchè sia un segreto, ma perchè è più importante studiane
le possibilità , che filosofeggiarne la natura. Queste pratiche
esoteriche di tipo sciamanico sono racchiuse nei movimenti del
Ram Awut, ossia delle Danze Sacre Guerriere, che sono basate
sulle gesta degli eroi dell'opera epica Ramayana di Maharishi
Valmiki. L'opera è considerata uno dei testi più antichi del
mondo ed è di origine indiana. La versione Thailandese, che
è più o meno uguale all'altra, si chiama Ramakien. Di essa danno
splendide esibizioni gli attori dell'Opera Nazionale, vestiti
con maschere bellissime. Le loro danze sono fra le più incantevoli
del mondo, i movimenti sono nel contempo aggraziati e ieratici.
Il settimo Avatar ( Avatar è colui che è sceso nel mondo con
sembianze umane) del Dio Vishnu, fu il principe Rama, la storia
racconta della sua avventura alla ricerca della sua amata e
promessa sposa Sita e per sconfiggere Ravana, un potente demone
determinato alla conquista del mondo. La donna viene rapita
dal perfido Re Ravana ( Tosakan), che ha dieci teste e dieci
braccia; egli la tiene prigioniera nel suo palazzo sull'isola
di Lanka. Il Principe Rama parte per salvare Sita, aiutato nell'impresa
da suo fratello Luksaman e da un esercito di scimmie capitanate
dal coraggiosissimo Dio Scimmia Hanuman. Superando pericoli
e difficoltà di ogni tipo, i salvatori costruiscono una strada
elevata che raggiunge Lanka. Dopo una terribile battaglia campale,
un dardo, scoccato dall'arco di Rama, uccide Thosakan, mentre
Sita viene finalmente tratta in salvo. Gli alleati di Tosakan
sono un esercito di demoni, chiamati Asuras, Rakshas e Yakshas.
Questi ultimi sono giganti dalle sembianze feroci e dai lunghi
denti appuntiti. Nel Palazzo Reale e nel Wat Arun, si possono
trovare statue che li rappresentano, alte anche sei metri, ma
in questo caso il loro compito è quello di impedire l'ingresso
nel tempio alle forze del male, degli spiriti cattivi. La storia
di per se potrebbe apparire quasi banale, ma il simbolismo che
nasconde è profondissimo. Rama è l'incarnazione di Dio e del
Sé (che ne ha la medesima natura), Sita, la donna più bella
del mondo, simboleggia l'uomo, il nostro io ordinario. Thosakan,
il Re dei demoni rappresenta le nostre debolezze, i nostri vizi,
i nostri desideri stolti: la fama, la ricchezza, il potere,
la bellezza, il prestigio, la cupidigia, la lussuria ecc.....
Hanuman, il Dio Scimmia rappresenta la Virtù per eccellenza.
Se noi ora rivediamo la storia, vedremo che non ci sembrerà
più così banale. Rama (Dio) ama Sita (l'uomo) e viceversa, ma
essi non possono vivere insieme come unità, poichè divisi da
Thosakan (i vizi e le debolezze) che la rapisce. E' infatti
l'uomo che cede alle tentazioni, non Dio, essere compiuto ed
in se perfetto. Tuttavia Dio ama l'uomo e lo cerca, così come
anch'esso cerca Lui. Dio si serve della Virtù (Hanuman) per
liberarci dalla schiavitù; ci offre la possibilità di conoscerLo.
Il praticante di Krabi Krabong, eseguendo le danze a mani nude
(Ram Muay) o con le armi (Ram Awut), ripercorre un cammino iniziatico
che lo deve condurre alla liberazione. Da questo punto di vista
le Danze Sacre Guerriere sono un autentica forma di meditazione,
che può essere aggiunta alla lista delle tecniche a disposizione
di chi intraprende questo cammino spirituale. Esso viene pertanto
definito anche "Meditazione Attiva" o in movimento, ma si differenzia
tantissimo dal Tai Ch'i Chuan. I movimenti vengono si, eseguiti
lentamente e con la mente presente nel gesto, ma allo stesso
tempo devono essere sincronizzati con il ritmo respiratorio
che, a sua volta deve essere sincronizzato con il ritmo della
musica da guerra Sarama, che è costruita in scala pentatonica,
mentre le mani compongono i Mudra del Cuore - Senza - Paura.
Tutto ciò poi deve essere associato con la recitazione mentale
di alcuni Mantra il cui scopo è schiudere le porte della percezione
sensoriale, acuendo in modo incredibile tutti i sensi, la resistenza
del corpo, modificando la percezione dello spazio e del tempo.
In effetti ci sono suoni potenti nel provocare la trasposizione
improvvisa della coscienza da uno stato di cecità a uno di luminosità
soffice ed interiore. La musica delle onde, il canto di una
cicala, il rombo di un torrente di montagna, l'urlo del vento
che soffia in una gola, il suono dei tamburi, il risuonante
OOOOMMMM…di un maestro di Krabi Krabong. Sono rituali sciamanici
antichissimi che, eseguiti perfettamente nella sequenza giusta,
ci permettono di affrontare e sopravvivere alle condizioni più
avverse ed estreme, che un guerriero può trovarsi a fronteggiare.
Lo scopo è solamente quello di affilare la mente, irrobustire
il corpo attraverso lo spirito e non ha alcuna pretesa di avere
anche un qualunque significato marziale in se. Scatenare a volontà
la trance estatica, il grande viaggio dell'anima, è più facile
da dire che da concepire... a meno che non lo si intenda come
il superamento totale di sè: la Danza Sacra Guerriera come lo
strumento per spazzare via il nostro io limitato. Possiamo inoltre
immaginare che le Danze Sacre Ram Awut ricalchino la vita del
Guerriero, di cui ogni movimento ad un certo punto, diventa
un potere supplementare acquisito sul mondo. Come dice in modo
appropriato Carlos Castaneda, se danza davvero bene, il Guerriero
può trattenere la morte per un attimo: " Ogni guerriero possiede
una forma speciale, una posizione particolare di potere che
ha sviluppato durante la vita. E' questa una danza, un movimento
che compie sotto l'influenza del potere. Un guerriero morente,
con poco potere, fa una danza breve, ma colui che ha un potere
notevole esegue una danza prodigiosa. Comunque sia la danza,
breve o grandiosa, la morte deve fermarsi per assistere allo
spettacolo dell'ultima Danza del Guerriero. La morte non può
catturare un Guerriero che ripete, per l'ultima volta, i fatti
della sua vita, almeno fin quando non ha finito la sua Danza....
....Di conseguenza, alla tua morte, tu danzerai su questa collina
verso il finire del giorno. E nel corso della tua ultima Danza,
racconterai dei tuoi combattimenti, le battaglie che hai vinto,
quelle che hai perso; parlerai delle tue gioie e della tua meraviglia
quando hai fatto esperienza del tuo potere personale. La tua
Danza Sacra esprimerà i segreti e le meraviglie che tu avrai
immagazzinato. E la tua morte, qui seduta, ti guarderà. Il sole
morente t'illuminerà senza bruciarti, come ha fatto oggi. Il
vento sarà mite e caldo, e la tua collina tremerà. Nel terminare
la Danza Sacra tu guarderai il sole, perchè nè da sveglio, nè
in sogno, lo rivedrai mai più. E allora la tua morte ti mostrerà
il meridione, l'immensità". Il Ram Awut spezza le catene della
ragione e del corpo. E' una danza di potere che organizza lo
spazio e cadenza il tempo in maniera che l'anima, dopo il corpo,
si metta in movimento. Dire che le Danze Sacre Guerriere inducano
a un'alterazione dello stato di coscienza, rientra nel campo
di un evidenza inspiegabile. Tutte le danze sono espressione
di una sublimazione, dai dervisci alla Danza di Shiva degli
Yogin, al Chod tibetano, alla danza degli spettri dei Sioux
ecc...Nel pensiero antico, il ritmo dei movimenti ed il ruotare,
erano una riproduzione della volta del cielo e del ciclo delle
esistenze. Queste danze segnano anche la comunione sacra dell'uomo
con gli spiriti dei grandi guerrieri vissuti in passato quali
Re Tak Sin, Phraya Pichai, Nai Khanom Thom, Re Naresuan il Principe
Nero; inoltre rappresenta la marcia verso il punto di intersezione
dove cielo e terra si congiungono. Il Ram Awut è una preghiera
che il guerriero inoltra con il corpo e con lo spirito; nella
trance egli può ancora vedere e sapere ciò che avviene attorno
a lui, ma il suo corpo combatte in una sfera spazio - temporale
modificata. Soltanto il tamburo della musica Sarama, continua
a battere, per condurre ancor più lontano un "viaggiatore" di
cui nessuno può più garantire la sopravvivenza. Lì appunto comincia
il grande momento religioso del duello rituale. "Chi conosce
le Danze vive in Dio", diceva Rumi, grande poeta Sufi, interpretando
involontariamente il significato più elevato della loro pratica
in questa disciplina. Le Danze Sacre del Krabi Krabong, non
sono assimilabili, per esempio alle "Forme" praticate nel Kung
Fu. Quelle sì sono delle autentiche falsità che sviano il praticante,
inducendolo a credere che, attraverso la reiterata pratica delle
stesse, potrà accedere all'efficacia suprema. I movimenti fioriti
che vengono eseguiti negli stili cinesi, giapponesi o coreani,
pretendono di poter essere applicabili, ma a condizione di averne
comprese le vere chiavi di interpretazione. Sono tutte cazzate,
falsità su falsità ad uso e consumo degli sciocchi che ci credono.
Io sto ancora aspettandone le prove e, naturalmente rimango
in attesa continuamente. Poi sapete, vi rispondono pure che
sono cose segrete, che non possono essere divulgate, quindi
come al solito, non te le possono mostrare. Credetemi, ho appartenuto
a quella "razza" per ventitre anni. Ho ripetuto milioni di volte
forme e balletti vari; ne conosco a centinaia, mi sono pure
state insegnate le interpretazioni, le applicazioni, e vi posso
garantire che forse se ne salvano il due per cento, il resto
sono frescacce inutilizzabili realmente. Ritornando precipitosamente
al nostro argomento, vi dirò che in Thailandia questo testo,
il Ramakien, costituisce la base della tradizione del dramma
danzato e la sua comprensione permette non solo di cogliere
la bellezza della storia, ma di addentrarci in un terreno di
profondo simbolismo esoterico. Tutte le forme di arte thailandesi
derivano da leggende indù e buddhiste. Esse probabilmente si
sono infiltrate in questo paese attraverso la Cambogia. Nell'induismo
ci sono tre divinità importanti: Bhrama, il Creatore (Phrom
in Thai), rappresentato con quattro facce che osservano tutto
l'universo, al quale si offre sempre la prima Danza Sacra (Phrom
Si Nah); Vishnu il salvatore e Shiva il Distruttore (e Ricostruttore).
La cavalcatura di Phrom (Bhrama) è Erawan, l'elefante a tre
teste; quella di Vishnu è il Khrut (il Garuda), un mitico uccello
gigante, con il corpo umano, ma con le ali e il becco da uccello.
Poichè il re della Thailandia è considerato l'incarnazione di
Vishnu, il Khrut è un emblema reale, nonchè il simbolo della
dinastia Chakri. Potrete vedere la figura del Khrut, dal corpo
rosso, appesa sulle facciate di molti palazzi governativi ed
uffici (specie su quelli delle Poste e delle banche), oppure
su quelli che in passato hanno avuto la fortuna di ottenere
l'approvazione imperiale. Tutte le banconote thailandesi portano
questo emblema, il francobollo con il Khrut troneggiava anche
sul mio permesso di soggiorno. Il nemico del Khrut è il suo
fratellastro Nakha (Naga in indiano), il re dei serpenti, che
vive sottoterra. Spesso si vedono Khrut e schiere di Nakha dalle
molte teste dipinti in battaglie murali nei templi, in sculture
o bassorilievi. Il motivo di queste lotte è l'acquisizione del
potere di scacciare gli spiriti del male. Il Bhramanesimo, entrato
in passato dall'India, è stato sostituito dal Buddhismo come
religione, ma è sopravissuto nel paese come rituale colto e
come tale viene esercitato a molti livelli. Anche il Maestro
Thonglor, quando assieme al Maestro Manoon, suo fratello, tennero
la cerimonia del Wai Khru (del Rispetto verso il Maestro e Cerimonia
a carattere iniziatico per l'allievo), divennero "Sacerdoti
Bhraminici". Essi celebrarono il rito, accompagnati da monaci
buddhisti che recitavano Mantra di protezione; su un altare
troneggiavano le immagini dei vecchi maestri, oramai defunti,
della scuola e le effigi di divinità indù. La cerimonia del
Wai Khru è stata praticata da generazioni, ma la sua popolarità
sembra essere cresciuta al giorno d'oggi. I Thailandesi mantengono
sempre un grandissimo rispetto per i loro maestri, non importa
quale arte essi insegnino: musica, disegno, scultura o altro.
La cerimonia del Wai Khru è una dimostrazione del nostro rispetto
e gratitudine per gli insegnanti, che ci hanno conferito conoscenza
e saggezza, guidandoci ed aiutandoci a crescere come esseri
umani. Quando fin da fanciulli si decide di essere iniziati,
prima di venire accettati essi devono sottostare la fase dello
Yok Khru: Ogni insegnante e ogni scuola possiede modi differenti
di eseguire il rito sacro che consiste principalmente in una
semplice cerimonia con la quale l'aspirante presenta alcuni
tipi di offerta all'insegnante. Di solito essa consiste in bastoncini
di incenso, candele e fiori di gelsomino, però possono essere
date anche altre offerte, dipende dalle richieste del Maestro,
che comunque non possono essere somme in denaro, ma solamente
simboli semplici. Quando tutti i fanciulli hanno raccolto tutto
il materiale richiesto, essi tornano dal Maestro che accetta
le loro offerte e li inizia ai segreti della sua scuola. In
quella del Maestro Thonglor Trairat ciò consiste nell'apprendimento
delle "Geometrie della Distruzione", i movimenti di base basati
sul triangolo equilatero chiamati Sam Liang con i caratteristici
tipi di spostamento basati sulle uscite a 45° e rotazioni conseguenti
a 90 e a 180 gradi e poi via con tutto il resto. Il Maestro
illustra tutti questi tipi di movimento a beneficio dei suoi
allievi che gli hanno chiesto umilmente di poterlo imitare.
Alcuni insegnanti possono andare oltre, insegnando subito ai
ragazzi a colpire, allenarsi a tendere tranelli per passare
poi al pieno uso dei piedi, delle ginocchia, dei pugni, dei
gomiti e delle armi bianche. Quando queste qualità di velocità,
scioltezza, fluidità e ritmo sono state acquisite, si avanza
con la cerimonia del Wai Khru. Come già detto sebbene i rituali
possano essere lievemente diversi, il principale obbiettivo
rimane invariato, ossia consiste nel dare al ragazzo l'opportunità
di dimostrare il suo genuino rispetto e la sua totale fiducia
nell'insegnante. Alla cerimonia parteciparono centinaia di allievi
provenienti dalle più disparate province del paese, ed anche
noi fummo felici di poter essere, da quel momento, accettati
a tutti gli effetti come "figli"del Maestro e fratelli in armi
di tutti gli altri. Anticamente era il martedì il giorno sacro
dei Maestri, così quelli che desiderano fare il Wai Khru, inevitabilmente
considerano questo giorno il più propizio, nel nome della divinità
signora dell'Arte e di tutte le abilità. Furono bruciati gli
incensi e rivolte le offerte al Narayana, agli altri maestri,
compresi quelli già deceduti (Krab Pattai). Nel mezzo cera un
vassoio di acqua pura santificata e, dopo che le offerte rivolte
agli insegnanti furono accettate, una candela venne accesa e
posta sul bordo del vassoio. Il Maestro officiante disse: "Questi
oggetti ci sono stati dati dal Dio e dai nostri predecessori,
per conferire prosperità, e quest'acqua santificata sarà usata
per bagnare il nostro corpo e bevuta per preservarci da ogni
pericolo". Quel giorno fu così speciale ed importante, che non
lo scorderò mai. Ci avvicinammo a turno in ginocchio dal nostro
mentore che pareva quasi in uno stato di trance. Mi venne detto
da un allievo, che doveva farsi vuoto, per poter essere uno
strumento nelle mani della divinità e farne da tramite per l'energia
che questa doveva infondere attraverso il rito. Lo vidi recitare
dei brevi Mantra (formula rituale magica) e nel frattempo, intingere
un dito in un una pasta gialla. Poi ci segnò la fronte con tre
punti posti a triangolo e quindi ci soffiò in volto, insufflandoci
il Phalang Chit, la sua forza vitale e lo spirito del Dio della
Guerra. Da quel momento entravamo a fare parte della "Casta
dei Guerrieri" della Scuola Sritrairat. Alla fine della cerimonia
fu collocata nel centro del luogo una vecchia statua del Buddha
a testimonianza dell'autorità suprema. Chiesi ad un partecipante
il significato dei Mantra che avevo sentito recitare ed egli
mi rispose che erano degli incantesimi quali: "La tua mente
non dovrebbe essere triste, preoccupata senza senso, Namo Buddhaia
ti rende schiavo credendo che io sono Ong Phromma Chaya Siddhi
Pawantume". C'è poi l'incantesimo di Re Naresuan il Grande,
utilizzato durante la marcia del suo esercito contro i Birmani
chiamato:
"Formula magica Phra Chao ha Phra Ong Namo Buddhaya".
- Na Yan Bot Songkram (Na: la regione della guerra)
- Ma Tid Tam Satru (Ma:segue il nemico)
- Bud Thor Su Pai Rin (Bud:combatte i nemici)
- Dha Prab Sin Pol Krai (Dha:conquista tutte le forze)
- Ya Chok Chai Chana (Ya: vittoria gloriosa)
Mentre combatteva il nemico Re Naresuan usava anche il seguente incantesimo:
- Na Dej Rukran (Na, può invadere)
- Ma Tao Harn Fan Fad (Ma, coraggio nel colpire)
- Pa Pikat Home Huek (Pa, distrugge senza paura)
- Ta Prab Suek Toi Tod (Ta, respinge senza posa il nemico)
La cerimonia del giuramento è un gesto simile a quello di un gentiluomo;
viene affermato che l'onestà è molto più preziosa della stessa
vita: Qualsiasi guerriero che pensa di contravvenire alla promessa
fatta nel Wai Khru, dovrà affrontare la rovina conseguente alla
maledizione che ha attirato su di se. Il Maestro recita e il
guerriero fa il giuramento che:
- Avrò sempre cura di me stesso, sarò forte e mi comporterò con onestà.
- Non deriderò i più deboli, né i più poveri. Ci ameremo gli uni con gli altri, saremo uniti e ci aiuteremo con tutte le nostre forze.
- Farò solamente buone azioni a beneficio degli altri e sarò leale verso la mia scuola e il mio maestro.
- Eviterò ogni tipo di disordine.
E' opinione comune in Thailandia che chiunque non si comporterà in accordo con
il giuramento prestato sarà distrutto dalle potenze divine.
Ci fu un caso che mi raccontò mia moglie di un ragazzo che durante
la cerimonia, prima che il cibo fosse stato offerto agli Dei,
di nascosto prese un frutto dal vassoio e se lo mangiò. Il giorno
dopo iniziò a stare male e sviluppò una febbre altissima. Portato
in ospedale d'urgenza, i medici non sapevano trovare una spiegazione;
le analisi del sangue non mostravano nulla e tutte le medicine
dategli per abbassare la febbre risultavano essere inefficaci.
Disperati i genitori chiamarono il Maestro per informarlo dell'evento
e dirgli che ben presto avrebbe perso un allievo. Il Maestro
si recò immediatamente a far visita al ragazzo e lo interrogò
a lungo. Seppur f????????ebbricitante il ragazzo parlò del suo
piccolo furto ed il maestro comprese subito il motivo di quanto
stava accadendo. Prese il ragazzo con se e lo portò a chiedere
scusa agli Dei e agli antichi maestri ai quali aveva sottratto
l'offerta. Immediatamente la febbre si dissolse ed il ragazzo
riprese le forze; sorpreso dalla rapidità del prodigio si limitò
a rendere omaggio con tre inchini alle divinità e fece ritorno
a casa dove disperati ancora lo attendevano i genitori, convinti
della sua morte imminente. Increduli lo abbracciarono e festeggiarono
l'evento offendo cibo a volontà alle divinità del KrabiKrabong;
il ragazzo divenne un campione della specialità ed ebbi modo
di conoscerlo di persona nel marzo del 2002. Potete avere l'impressione
che io balzi da un argomento all'altro, ma in un certo senso
è esattamente quello che voglio: darvi una panoramica vasta
da un punto di vista culturale ed emozionale, senza che la mente
si cristallizzi troppo su un solo argomento, così come si usa
fare tra amici. Per completare il quadro relativo a questa cerimonia,
vi dirò che al termine del rito, tutti si misero a mangiare
il numeroso cibo offerto agli Dei e anche a noi fu offerta una.....faccia
di maiale. Immaginatevi di sfilare tutta intera la pelle dalla
testa di un maiale, di farla poi lessare e quindi di mangiarla....
Io mi rifiutai, era troppo, Vito tentò senza successo, Marco
invece mandava giù tutto. Poi magari cagava per una settimana
di fila, ma almeno era coraggioso e si buttava. Alla sera andammo
a festeggiare con tutti gli allievi e i Maestri in una sala
all'interno di una scuola. Per l'occasione vennero chiamate
anche delle ballerine. Mentre si mangiava, queste cantavano
e danzavano. La cucina thailandese si divide in tre tipi: piccante,
molto piccante, troppo piccante, così a me fu offerto un piatto
davvero speciale : le famose "Uova dei cent'anni". Trattasi
di uova lessate e lasciate a marcire sotto terra, insomma una
schifezza incredibile. A coronare l'evento, mi spiegarono che
quando qualcuno te le mette sul piatto è perchè ti portino fortuna,
sarebbe una maleducazione rifiutarle. A me le aveva servite
nientemeno che il Maestro, che fare ? Ad un tratto l'illuminazione!
Io che sono sempre stato un acerrimo nemico degli alcolici,
questa volta mi rivolsi a loro per un aiuto. Mi riempii il bicchiere
di birra Thai (circa 15°), poi misi rapido l'uovo intero in
bocca e con una grande sorsata me lo sparai dritto nel gargarozzo.
La cosa non fu comunque semplice, richiese molta concentrazione
e decisione, rischiai di rimanere soffocato, ma almeno posso
dire di non aver sentito il gusto di quella roba. Le ballerine
erano davvero graziose, così, io, Marco e Vito, ci alzammo da
tavola per andare a vedere più da vicino. Vito fece delle riprese
con la telecamera, noi scattammo qualche foto e tutti i tre
o quattrocento thailandesi presenti ridevano come pazzi guardandoci.
Noi eravamo perplessi, che c'era da ridere ? Che c'era di strano
? Mica siamo cul......Madonna mia ! Tutte le ballerine in realtà
erano travestiti. Che figura di merda ! Ora tutti si spanciavano,
compreso il Maestro, qualcuno faceva dei gesti comprensibilissimi
con la mano, mentre sghignazzava. Stavolta c'eravamo cascati
proprio tutti e tre, vi posso giurare che erano davvero indistinguibili
dalle donne vere. Da veri signori fingemmo di snobbare le provocazioni,
ma ci sentivamo dentro degli autentici coglioni. La mattina
del giorno dopo ci recammo al Wat Poh, il Tempio del Buddha
Reclinato, per concludere il corso di Massaggio tradizionale
Tailandese (Nuat Paen Boran) e sostenere l'esame per il relativo
diploma. Il massaggio tradizionale è una cosa serissima, non
ha nulla a che spartire con il Body Massage, spacciato nei bordelli
di Bangkok ai turisti in cerca di forti emozioni. Nato più di
2500 anni fa in India ad opera del mitico Jiwaka Khumarapath,
medico e amico dello stesso Buddha, è basato sul principio dei
10 Sen principali o linee di energia che attraversando tutto
il corpo concorrono a mantenerlo in equilibrio e quindi in buona
salute. Le linee secondarie di energia possono arrivare al numero
straordinario di 72000 ma, direttamente o direttamente sono
dipendenti dalle 10 principali. La tecnica è molto più sofisticata
rispetto allo Shiatsu di origine giapponese, infatti si compone
non solo di digitopressione sui punti energetici, ma anche di
manipolazioni tese a sciogliere tutti i muscoli ed i tendini
del corpo e ad esercizi di streching passivo, con i quali si
stirano le ossa e le giunture e si migliora la circolazione
del sangue e l'eliminazione delle tossine. Jiwaka Khumarapath
è ritenuto il fondatore non solo del Massaggio Nuat Paen Boran,
ma anche la fonte di tutte le arti mediche, ivi compresa la
conoscenza delle erbe, dell'agopuntura e delle arti marziali.
Esso è rispettato in tutte le scuole del paese come il "Padre
della Medicina" e, in tutte le cerimonie di Wai Khru, non manca
mai un immagine o una statua a lui dedicata. Nonostante le notizie
che possiamo avere su di lui, si suppone che la tecnica del
massaggio Thai nasca da una commistione di tecniche Ayurvediche
indiane e di medicina cinese. Il massaggio è sempre stato considerato
come una pratica affine all'insegnamento dell'Illuminato e pertanto
le sedi nelle quali veniva studiato e praticato sono sempre
stati i monasteri buddisti. Il massaggiatore davvero bravo esercita
il suo trattamento sempre in uno stato di profonda meditazione.
Ogni seduta si apre con una preghiera di rispetto elevata nei
confronti del santo Jivaka, al quale si chiede di usare il nostro
corpo e la nostra energia vitale, per conferire la guarigione
al paziente. C'è una gran differenza tra l'eseguire un massaggio
in questo stato di raccoglimento spirituale oppure farlo meccanicamente
come un semplice lavoro. Solo chi è in grado di lavorare con
la mente calma e concentrata potrà sviluppare quella sensibilità
e quell'empatia con il paziente necessaria affinché il trattamento
risulti davvero efficace, sintonizzandosi perfettamente con
il suo flusso di energia. I punti che vengono manipolati lungo
queste linee, possono essere equiparati a finestre nel corpo,
che rendono possibili scambi di energia vitale tra l'individuo
e l'universo. Nella concezione orientale le malattie insorgono
sempre quando nasce un disequilibrio tra lo Yin (energia negativa)
e lo Yang (energia positiva). E' una filosofia olistica che
contempla l'uomo nella sua interezza, nella sua integrità di
mente e corpo in armonia con le leggi dell'Universo; un approccio
diametralmente opposto a quello cui siamo abituati in occidente.
La manipolazione della testa è uno degli elementi più importanti
della tecnica Thai. La testa è la sede del pensiero, il luogo
nel quale si raccolgono tensioni e contratture derivanti dai
problemi che quotidianamente siamo chiamati ad affrontare e
risolvere. Lo stress della vita che l'uomo moderno è costretto
a subire, si somatizza in emicranie, nevralgie, mal di testa,
dolori cervicali e di altri ancora, che si possono manifestare
anche in altre parti del corpo. Stimolare, premere, frizionare
nel modo corretto la superficie del cuoio capelluto, della nuca
e del collo, provoca un rilassamento di tutti i micro-fasci
muscolari dell'area trattata, richiama il sangue in superficie,
riequilibra la sfasatura energetica tra Yin e Yang, prevenendo
l'insorgenza di possibili patologie latenti e stimola grandemente
la produzione di endorfine, responsabili della sensazione di
benessere generale. In una società così asettica e formale,
non si può poi dimenticare anche l'effetto benefico, seppur
professionale, provocato dal contatto fisico, dal calore delle
mani dell'operatore sul cliente. Il massaggio al di là della
tecnica specifica è anche una sorta di "carezza" che ci distende,
ci rilassa, ci conforta permettendoci per un pò di abbandonarci
alle manipolazioni sapienti dello specialista. In conclusione
si può affermare che il Massaggio Thai alla testa è efficace
nel trattamento dello stress, degli stati d'ansia o agitazione
emotiva, delle tensioni, delle contratture, dei dolori cervicali,
nei mal di testa anche cronici e più in generale per prevenire
una svariata serie di patologie. I principi regolatori del Massaggio
Thai, sostanzialmente non differiscono molto da quelli presenti
in altre tecniche come ad esempio lo Shiatzu Giapponese, il
Tui Na Cinese o l'Aryuveda Indiano. La sua specificità sta nell'approccio
dolce con il paziente che fa sì che si evitino pressioni eccessivamente
dolorose sul suo corpo e inoltre nella gamma vastissima di tecniche
a disposizione che non si limitano solamente alla digitopressione,
ma utilizzano efficacemente anche il frizionamento, la percussione,
il pizzicamento e numerosissimi esercizi di streching passivo,
volti a stirare muscoli, ossa e tendini così da "disgorgare"
eventuali "blocchi energetici" presenti sul corpo del paziente.
Perchè il Massaggio Thai sia davvero efficace poi, non dobbiamo
dimenticarci anche del suo stretto connubio con la meditazione.
Da sempre ed ancor oggi questa tecnica è appannaggio dei Bonzi
e viene insegnata per lo più nei monasteri buddhisti. Massaggiare
qualcuno è meditare. In Thailandia prima della seduta, l'operatore
compie una preghiera rituale in onore di Jiwaka Kumarapath affinchè
conceda la guarigione al paziente per mezzo del suo corpo, si
libera quindi da ogni pensiero e, in uno stato di profondissima
concentrazione, esegue la sua tecnica di massaggio cercando
di entrare in empatia con l'altro. Da un punto di vista spirituale,
tra operatore ed operato, cessa di esserci ogni differenza,
le loro energie si fondono e si scambiano sinergicamente in
una lenta danza curativa. Quando viene svolto in questo stato,
l'operatore non è più colui che dà la guarigione, egli non è
che un tramite attraverso il quale agiscono forze superiori
a lui, alla fine si realizza un opera d'arte che ogni volta
è unica ed irripetibile. Dopo aver felicemente concluso l'esame
di massaggio la nostra Maestra, Kannika Piyapong ci chiese come
mai eravamo così determinati ad apprendere un arte così crudele
e spietata come il Krabi Krabong, al che noi per tagliare corto
rispondemmo che era per difesa personale. Kannika ci fissò incredula
poi ci disse che lei non aveva bisogno di tutto ciò poiché era
Maestra di massaggio Nuat. Io e Marco perplessi ci scambiammo
un occhiata per capire cosa intendesse dire. Lei si avvicinò
e premendo sapientemente alcuni punti nel collo mi paralizzò
completamente le braccia e le gambe. Toccandomi appena sotto
le costole mi provocò un dolore esplosivo ed incredibile, toccandomi
il nervo radiale, all'altezza del gomito, mi impedì di muovere
ogni dito della mano. "In questo modo, se voglio posso arrivare
tranquillamente anche ad uccidere un uomo o a farlo svenire,
arti marziali e massaggio nascono da una radice comune, si diversificano
solamente per gli scopi che si propongono!" - disse convinta
la Maestra. Convinti ed eccitati della dimostrazione di Nuat
da combattimento, andammo a casa del Maestro Thonglor, per il
nostro consueto appuntamento con la pratica del Krabi Krabong
e gli raccontammo l'episodio mostrato dalla Maestra di massaggio
Thai, chiedendogli se conosceva quei punti vitali. "Quali ?"
- rispose il Maestro Thonglor alquanto divertito e, avvicinandosi
a me, mi mise una mano sul collo come prima aveva fatto Kannika.
"Era questo per caso?" AAH! Che dolore, ora mi premeva esattamente
sullo stesso punto della Maestra - "Oppure questo?" - OHI! OHI!
OHI! Ora non muovevo più le braccia e le gambe. "Sono stupidaggini!"
concluse il Maestro, " Nel confronto nessuno rimane fermo ad
attendere che tu vada alla ricerca dei suoi punti vitali e,
anche se li trovi, certamente non rimane ad attendere che tu
possa esercitare la pressione nel modo corretto. Quello che
la vostra insegnante di massaggio vi ha illustrato è vero, ma
del tutto irrilevante quando combattete realmente. Apprendere
queste cose, come per esempio a far svenire un uomo premendogli
l'arteria giugulare, non serve praticamente a nulla…. e, chi
crede che conoscere questi segreti gli permetta di comperare
una scorciatoia, per avere una rapida vittoria sull'avversario
(come fanno purtroppo anche molti maestri che temono la violenza
insita in ogni conflitto), è un autentico poveraccio! Con tutto
rispetto per la vostra insegnante, naturalmente, che non può
essere esperta di massaggio e, nello stesso tempo, di combattimenti
all'ultimo sangue!". "E' vero!" - risposi io - " Ho sentito
di un americano espertissimo in questo genere di tecniche, che
viene saltuariamente a tenere corsi e seminari anche in Italia".
"Capisco!" - disse il Maestro - "E guardatevi bene da quei pagliacci
che insegnano queste stupidaggini ammantandole di misticismo,
mescolandole con la meditazione o altro ancora, sono in perfetta
malafede e vi stanno ingannando!". Nel tardo pomeriggio, esausti
accompagnammo il Maestro da casa sua fino al Parco Sanam Luang
dove stavano per concludersi i Campionati Mondiali 1992 della
specialità. Vicino all'ospedale Siriraj c'è l'imbarco per attraversare
quella fogna enorme che è il fiume Menam Chao Phraya. Il maestro
da vero gentilman, cedette il posto a delle signore, invitandoci
a fare altrettanto ed aspettò in piedi, vicino al bordo della
chiatta, il momento per saltare giù sul molo d'attracco. La
barca arrivò rapida, ma con un angolazione sbagliata, così colpì
il molo con violenza e rimbalzò veloce verso l'esterno. Il Maestro
Thonglor, impreparato venne sbilanciato in avanti e perse l'equilibrio.
Io, Marco e Vito per un momento tememmo finisse miserabilmente
scagliato in acqua, ma lui, quasi indifferente, assecondò la
spinta e con un balzo prodigioso, eseguito da fermo e a piè
pari, saltò con agilità sul molo, coprendo una distanza umanamente
impossibile da quella posizione. In un attimo aveva percorso
una distanza di circa sei - sette metri ed ora, indifferente,
come se niente fosse, si allontanava camminando e facendoci
con la mano il gesto di seguirlo. Centinaia di persone assistettero
attonite al fatto, ma noi molto più modestamente di lui dovemmo
aspettare che la barca manovrasse a lungo per rimettersi in
linea, prima di compiere il nostro super balzo da trenta centimetri.
Subito rincorremmo il maestro che, noncurante dell'accaduto
si affrettava verso l'uscita. Io lo affiancai e, tutto trafelato
ed ansimante, iniziai a torturarlo con le mie domande stupide:
"Maestro, come ha fatto? E' questa l'Energia Interna di cui
ho sentito parlare? Come è riuscito a usarla in quel modo? Può
insegnare anche a me?". Il maestro imperterrito ed assolutamente
indifferente, camminando mi rispondeva: "Non lo so! Non lo so!".
"Ma come non lo so ?!?" dicevo io - "Lei deve sapere! Come ha
fatto?". E lui: "Non lo so! Non lo so!" " Ma come non lo so!"
ribattevo io fremente ed ansioso. "Non lo so! E' la prima volta
che mi succede!" rispose lui serafico continuando a camminare
come se niente fosse. Bravo il vecchietto! Con quella risposta
mi aveva chiuso la bocca e chiuso anche ogni possibilità di
investigare oltre sul caso. Gli ultimi giorni di permanenza
in Thailandia furono all'insegna della miseria. Finiti i soldi,
Io e Vito iniziammo a vendere i nostri vestiti usati a dei mercanti
lungo Khao Sarn Road. Vito al colmo della disperazione sì vendette
anche il Flash della macchina fotografica. L'operazione gli
fruttò pochi soldi da un punto di vista italiano, ma moltissimi
da un punto di vista thailandese. Anch'io, venduti anche i miei
calzini più puzzolenti, riuscii a racimolare quanto bastava
per andare a mangiarmi un bel caffelatte in un ristorantino
della zona. L'ultimo giorno, il Maestro Thonglor ci portò a
visitare il museo delle cere ed il Rose Garden. Un posto per
turisti dove era stato ricostruito fedelmente un villaggio thai
dell'antichità in legno di Teak. Lì si tenevano anche dei spettacolini
per turisti idioti. Dico idioti perché è gente che parte dall'Italia
o da altri paesi del mondo e viene condotta in super alberghi
di lusso nei quali trascorre interamente il suo soggiorno. Per
poter dire di aver visto anche l'Asia, essi vengono condotti
qui per assistere a delle esibizioni pseudo culturali che dovrebbero
soddisfare tutta la loro curiosità. I viaggi organizzati, specie
in Asia vi mostrano un falso, cioè tutto quello che l'Asia non
è. Sono confezionati su misura per rispondere ai vostri sogni
e alle vostre aspettative, confermate ripetutamente e sancite
dagli "Spaghetti alla carbonara" che potete mangiare tranquilli
nel ristorante dell'Hotel mega - lusso nel quale siete stati
alloggiati. Solerti camerieri, guide sorridenti e Bus con aria
condizionata che vi prelevano all'uscita dall'Hotel, provvederanno
in modo efficientissimo a che voi possiate felicemente non venire
mai in contatto con la realtà del luogo. Tornerete nel vostro
paese felici di aver vissuto una vacanza condita di preconcetti
e falsità; potrete esibire foulard in vera seta, comperati per
pochi soldi nei supermercati convenzionati con il vostro albergo,
dove sarete condotti come pecore al pascolo, ignorando completamente
che fuori di lì, il reale prezzo di ciò che avete appena acquistato
è dieci volte inferiore a quello che avete pagato. Anche la
mia ex fidanzata "Betta" era circondata da amici così, che andavano
in Indonesia con i Tour tutto compreso e si limitavano a fare
duemila foto del loro albergo visto in tutte le angolazioni
possibili ed immaginabili; per il resto niente, il nulla. Il
guaio fu che una sera ci invitarono a vedere in casa loro le
diapositive ed io per poco non mi addormentai dalla noia, del
paese non avevo visto nulla, ma del loro albergo conoscevo praticamente
tutto. Io con il mio caratteraccio non riesco proprio a sopportare
questo tipo di turisti, li manderei in Asia, li accoglierei
in albergo con uno splendido buffet e poi li manderei a sturare
il culo agli elefanti, almeno farebbero qualcosa di utile, cul
- turalmente parlando, naturalmente. Il Parco del Rose Garden
è ben curato, e scoprii con vero piacere che lì vi erano state
girate le scene iniziali dello sceneggiato televisivo: Sandokan,
con Kabir Bedi. Si, proprio quella bellissima serie di puntate
andate in onda nel 1976 , realizzate dal bravissimo Sergio Sollima
e che riscorsero un grandissimo successo. La prima puntata di
Sandokan iniziava proprio con un bellissimo duello di Krabi
Krabong; una baby sister siamese armata di corta sciabola Mee
Dab, difendeva due principini dai sicari inviati dal perfido
James Brooke per rapirli. Lo scontro, rapido e violentissimo,
si risolveva a favore della ragazza thai se non fosse che uno
degli aggressori, compresa la fine che lo attendeva, non avesse
usato la cerbottana per scagliare un piccolo dardo avvelenato
contro di lei, uccidendola all'istante. Fin da piccolo i libri
con le avventure di Sandokan e dei suoi fidi amici Janez De
Gomera, Tremal Naik, Sambigliong, mi facevano sognare questo
mondo esotico che è il Sud Est Asiatico. Ora nell'avventura
ci ero finito dentro in prima persona ed avevo deciso di godermela
tutta. Come dicevo il parco è ben curato, in mezzo ad una moltitudine
di fiori di specie diverse si aggira come uno zombie qualche
elefante debosciato e rincoglionito il cui scopo è recitare
per i turisti appunto, la parte di se stesso. Anche gli elefanti
del Rose Garden tuttavia hanno avuto uno sprazzo di vitalità,
è di pochi giorni fa la notizia di un evento increscioso accaduto
ad uno di questi turisti idioti. Uno degli elefanti è stato
ripetutamente provocato da uno spettatore che, per farsi vanto
con gli amici, giocava a far finta di dare da mangiare all'animale.
Ogni volta che il povero pachiderma si avvicinava alla mano
che gli offriva delle banane, questi rapido la ritraeva prima
che, con la proboscide potesse afferrarle. E dai una e dai due,
e dai tre, con questo imbecille che sghignazza in continuazione,
ad un certo punto in Jumbo si è risvegliato un barlume di coscienza
e, rottosi le palle di brutto, ha iniziato a calpestare il povero
disgraziato, compiendo un opera di bene per tutta l'umanità.
Non pago del trattamento riservato all'imbecille, l'elefante
oramai in preda ad un delirio di onnipotenza ci ha pure cagato
sopra. Rimango incredulo che la mamma non abbia mai insegnato
al morto smerdato, di non scherzare con i più grandi. Il preconcetto
più diffuso tra i turisti del "tutto organizzato", riguarda
la presunta disponibilità sessuale delle ragazze Thailandesi,
che vengono così volgarmente definite "tutte puttane". Sebbene
il fenomeno della prostituzione in questo paese sia innegabile
e tutt'altro che trascurabile, esso coinvolge tuttavia meno
dell'un per cento della popolazione. Il fatto è che i viaggi
organizzati prevedono tutti puntatine nei quartieri a luci rosse
come Pat Pong, oppure Soi Cow Boy, dove il turista arrapato
pensa di poter far conoscenza con la realtà thailandese e invece
non fa che conoscenza di cosce e tette, che sono poi internazionali.
E' vero, fare amicizia con le graziose ragazze di questo paese
non è affatto difficile, ma questo è dovuto a delle incomprensioni
culturali tra occidente ed oriente. Quando una ragazza ci sorride
e parla con noi, immediatamente ed automaticamente pensiamo
che ci stia, ma da loro questa concatenazione di causa effetto
non è affatto scontata. I Thai sono un popolo gentile e educato,
sorridere per loro è normalissimo, non è assolutamente un segno
di disponibilità sessuale; è un tipo di socialità spontanea,
aperta e cortese che non concepisce manifestazioni di freddezza
e distacco così tipicamente e patologicamente normali qui da
noi. Insomma, per tagliare corto, le ragazze non sono "cagone"
e con la puzzetta sotto il naso, sono affabili e cortesi, malgrado
ciò non è affatto facile portarsele a letto. Le ragioni di questa
reticenza sono sempre di carattere sociale e strettamente connesse
con le tradizioni antiche che ancora imperano nella vita quotidiana.
Essere integrati in un tessuto sociale, essere accettati dagli
altri è indispensabile per chi vive in Siam. In questo paese,
tra le persone normali e cioè la stragrande maggioranza che
non si prostituisce, vive ancora un rigido codice d'onore che
impone etichette e comportamenti consoni allo stile di vita.
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